Iron Dome è costato oltre un miliardo di dollari, si compone di tre elementi fondamentali e nonostante venga propagandato come infallibile, è soggetto a parecchie critiche.

Iron Dome si sta rivelando uno strumento controverso nel pieno dell’escalation del conflitto israelo-palestinese. Il “kipat barzel” (letteralmente “cupola di ferro”) è lo scudo invisibile che protegge la popolazione civile dalla minaccia balistica. Lo scudo antimissile intercetta e distrugge razzi a corto raggio, granate e proiettili a velocità record: massimo 15 secondi. Il sistema copre uno spazio dai 4 ai 72 km e opera in qualsiasi condizione meteorologica.

Iron Dome: cos’è e come funziona la Cupola

Progettato in tempi record, Iron Dome è composto da tre elementi fondamentali. Un radar rileva e intercetta la minaccia. Un sistema di gestione centrale elabora i dati e ne monitora il percorso. Un’unità di fuoco con 20 missili Tamir distrugge l’attacco.

Il kipat barzel è operativo dal marzo 2011, quando è stato testato per la prima volta a Beersheva, a circa 40 km dalla Striscia di Gaza. Il sistema di difesa è stato messo a punto con gli Stati Uniti (dopo insistenti pressioni dell’allora presidente Barack Obama) ed è costato oltre un miliardo di dollari.

L'Iron Dome
Il modello dell’Iron Dome

L’ideazione del progetto si deve al generale Daniel Gold. L’azienda produttrice è la Rafael Advanced Defense Systems, in collaborazione con Iai (Israel Aerospace Industries) e la statunitense Raytheon. Le Forze di Difesa israeliane sostengono che dal 75 al 90 per cento dei tentativi di intercettazione hanno successo. Tuttavia non mancano critiche a questi numeri da diversi specialisti in tutto il mondo.

Theodore A. Postol, fisico ed ex ingegnere del Pentagono, professore del Massachusetts Institute of Technology ed esperto in tecnologie militari, ha dimostrato in uno studio pubblicato sul MIT Technology Review che Iron Dome ha in realtà un tasso di intercettazione inferiore al 6 per cento. Non solo.

Perché lo scudo antimissile di Israele fallisce?

Postol ha dichiarato che, considerando l’innegabile sproporzione delle forze in campo tra Israele e Palestina, l’abbondanza dei rifugi anti-aerei e l’eccellente sistema di difesa civile israeliani, la “cupola di ferro” non è indispensabile.

Lo dimostra sul piano pratico quanto accaduto negli ultimi giorni: i numerosi razzi lanciati da Hamas sono riusciti ad incrinare lo scudo difensivo. Numerose video-dimostrazioni arrivano dai social, dove spopola l’hashtag #IronDomeFail.

Si tratta del famoso “attacco di saturazione”: quando un alto numero di razzi si abbatte sull’obiettivo, il sistema va in tilt perché non riesce ad eliminarli tutti. Un difetto comune a tutti i sistemi Abm.

Sembra inoltre che Iron Dome abbia parecchie difficoltà ad intercettare i razzi sparati su traiettorie “piatte” e più ampie. Saranno le ostilità in corso a fornire dati attendibili sulle reali capacità di Iron Dome e sulla sua presunta infallibilità.


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