Italia e Francia presenteranno mercoledì 15 luglio, al ministero delle Imprese e del Made in Italy a Roma, il percorso per costruire un Patto sulla moda dopo il 36° Vertice franco-italiano di Antibes, con l’obiettivo di rafforzare la filiera industriale europea, tutelare produzione e lavoro e coordinare le politiche contro ultra fast fashion, contraffazione e squilibri nella catena del valore.
Italia-Francia, dalla cooperazione di Antibes al tavolo della moda
Il confronto al Mimit arriva pochi giorni dopo il vertice di Antibes, passaggio che i due governi considerano un punto di rilancio della cooperazione industriale tra Italia e Francia. Non solo diplomazia, dunque. L’intesa punta a tradurre in misure operative un percorso già avviato anche a livello europeo, dove Roma e Parigi hanno lavorato insieme su dossier legati alla competitività, alla produzione e alla regolazione dei mercati.
Al centro dell’appuntamento ci sarà il cosiddetto “tavolo della moda”, convocato con le associazioni di impresa che rappresentano il settore. L’obiettivo, spiegano fonti istituzionali, è definire una cornice comune per un Patto Italia-Francia sulla moda, capace di diventare in futuro un modello anche per altri comparti in cui le due economie condividono fornitori, competenze, marchi e reti produttive. Un ecosistema già intrecciato, insomma, ma ancora da proteggere meglio.
Il protocollo tra Camera della moda e Fédération de la Haute Couture
Il percorso nasce anche dal protocollo d’intesa sottoscritto dalla Camera nazionale della moda italiana e dalla francese Fédération de la Haute Couture et de la Mode proprio in occasione del vertice di Antibes. Un segnale politico e industriale, più che una semplice dichiarazione di intenti: le due organizzazioni rappresentano infatti una parte rilevante del sistema dei brand, delle sfilate, della formazione e della promozione internazionale.
Nel lavoro comune entreranno temi molto concreti, dalle settimane della moda alla valorizzazione dei giovani designer, dalla tutela dei marchi di alta gamma e lusso alla formazione delle professionalità tecniche. E poi la produzione locale, la sostenibilità, la difesa della proprietà intellettuale. “Serve consolidare la filiera, anche sul piano della legalità e della sostenibilità sociale”, è la linea indicata dal ministero. Perché dietro le passerelle, spesso, ci sono distretti, laboratori, piccole imprese e subfornitori che tengono insieme una parte non marginale della manifattura europea.
Dazi, tassa europea e stretta sull’ultra fast fashion
Uno dei capitoli più delicati riguarda il contrasto al cosiddetto ultra fast fashion, il modello di vendita basato su volumi elevati, prezzi molto bassi e spedizioni continue da Paesi extra-Ue. Dal 1° luglio è entrato in vigore nell’Unione europea un dazio doganale fisso di 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro provenienti da Paesi non europei, misura sostenuta anche nell’ambito dell’azione comune tra Roma e Parigi.
La Francia, intanto, ha compiuto un altro passo. L’8 luglio è stata promulgata una legge per ridurre l’impatto ambientale dell’industria tessile, elaborata in raccordo con la Commissione europea. Dal 1° novembre, secondo il percorso indicato, arriverà inoltre una tassa europea di 2 euro, destinata a sostituire eventuali misure nazionali analoghe ancora in vigore. In gioco, per i governi, non c’è solo la concorrenza sui prezzi: c’è la possibilità di rendere più trasparente un mercato in cui tempi di produzione, costi ambientali e condizioni di lavoro finiscono spesso lontano dagli occhi del consumatore.
Una filiera comune per tutelare manifattura, lavoro e investimenti
Il Patto di filiera che Italia e Francia intendono costruire parte dalla moda perché il settore rappresenta, per entrambi i Paesi, una componente forte dell’identità produttiva nazionale. Grandi maison e brand riconosciuti nel mondo si appoggiano a una rete di aziende piccole e medie, artigiani, fornitori specializzati, scuole e competenze diffuse nei territori. È lì, più che nelle vetrine internazionali, che si misura la tenuta della catena del valore.
Il progetto punta quindi a rafforzare la manifattura europea, valorizzare il lavoro, sostenere gli investimenti e rendere più equilibrati i rapporti tra committenti, produttori e subfornitori. Una partita industriale, prima ancora che di immagine. E il fatto che Roma e Parigi scelgano di cominciare dalla moda non è casuale: il comparto unisce creatività e produzione, export e formazione, lusso e piccola impresa. Solo allora, se il modello funzionerà, potrà essere esteso ad altri settori dove l’industria italiana e quella francese sono già parte della stessa filiera.








