Sono in arrivo le lauree abilitanti, che consentiranno a chi ne sarà in possesso di esercitare determinate professioni, senza sostenere l’esame di Stato.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) introduce le lauree abilitanti. Chi conseguirà questi titoli, potrà svolgere specifiche professioni, senza sostenere l’esame di Stato. Una misura, già utilizzata dall’esecutivo di Giuseppe Conte nei mesi iniziali della pandemia al fine di reclutare nuovi medici utili per contrastare la diffusione del Coronavirus e che viene riproposta dal Governo Draghi ed estesa ad altri campi d’azione.

Lauree abilitanti, la misura prevista dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

A inizio pandemia, nel 2021, il Governo Conte ha utilizzato la misura delle lauree abilitanti, ossia titoli di studio che introducono direttamente nel mondo del lavoro, senza sostenere l’esame di Stato. Un provvedimento che è stato molto utile, nei mesi più difficili della lotta alla diffusione del COVID-19 e che ha permesso a tanti giovani laureati di iniziare a lavorare in campo medico, senza sostenere la prova prevista di consueto. Questa misura viene riproposta anche dal Governo di Mario Draghi e si estende anche ad altri campi lavorativi, oltre che a quello medico.

Laureata che lavora
Laureata che lavora

Attraverso questo cambiamento di rotta, il neo-laureato in determinate discipline potrà svolgere direttamente la professione senza svolgere l’esame di Stato dopo il conseguimento del titolo accademico e del relativo tirocinio che verrebbe, nei fatti, inserito all’interno dei corsi universitari.

Come si può leggere all’interno del PNRR, “La riforma prevede la semplificazione delle procedure per l’abilitazione all’esercizio delle professioni, rendendo l’esame di laurea coincidente con l’esame di Stato, con ciò semplificando e velocizzando l’accesso al mondo del lavoro da parte dei laureati“.

Accesso al mondo del lavoro: i titoli abilitanti

Non tutti i titoli di studio universitari potranno avere accesso diretto al mondo del lavoro. Quelli presenti all’interno della misura di cui vi abbiamo parlato riguarderebbero quelli legati a specifici campi di studio:

  • Psicologia;
  • Veterinaria;
  • Ondontoiatria;
  • Farmacia;
  • lauree professionalizzanti legate alle tecniche agrarie, alimentari e forestali;
  • lauree industriali e relative all’edilizia e al territorio.

Pertanto, chi consegue un titolo accademico in queste discipline potrà iniziare a lavorare come agrotecnico laureato, perito agrario laureato, perito industriale laureato e geometra laureato.

Il piano di Recovery, inoltre, va a coprire l’istruzione dall’asilo all’università, in maniera completa e capillare, tanto da prevedere l’introduzione di migliaia di posti all’interno degli asili, ma anche l’obiettivo di ricostruire le strutture scolastiche al fine di renderle più sicure per gli studenti e per il personale, con particolare attenzione ai luoghi di aggregazione, come le mense e le palestre.

È previsto un investimento anche nel digitale, con il cablaggio di 40 mila edifici. Infine, è previsto un massiccio aumento degli alloggi previsti per gli studenti fuori sede, che – entro il 2026 – dovrebbero arrivare a 126 mila, rispetto ai 40 mila attualmente disponibili. Anche per le borse di studio ci sono importanti novità: infatti, passeranno da 200 mila a 400 mila.


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