Il giornalista Mario Adinolfi, leader del Popolo della Famiglia, è stato posto questa mattina, 8 luglio 2026, agli arresti domiciliari a Roma su richiesta della Procura capitolina, che gli contesta truffa, evasione fiscale, abusivismo finanziario ed esercizio abusivo della raccolta del risparmio nell’ambito di un’indagine della Guardia di Finanza sulla cosiddetta “Scommessa Collettiva”, un sistema di raccolta fondi legato alle scommesse sportive.
Mario Adinolfi ai domiciliari, l’indagine della Procura di Roma
La misura cautelare nei confronti di Mario Adinolfi è stata eseguita dai militari della Guardia di Finanza nelle prime ore della mattinata. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il procedimento riguarda un circuito denominato “Betting Group” o “Scommessa Collettiva”, promosso anche attraverso i social network, nel quale diversi privati avrebbero versato denaro con l’aspettativa di ottenere rendimenti collegati alle puntate sportive.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Roma, è partita dopo una serie di denunce presentate da persone che avevano affidato somme di denaro all’indagato. Alcuni versamenti, in base agli atti finora resi noti, sarebbero stati anche superiori ai 100 mila euro per singola vittima. La promessa, spiegano gli investigatori, era quella di partecipare a un meccanismo capace di garantire ritorni elevati, attraverso presunti algoritmi e strategie di gioco presentate come sicure.
Adinolfi, volto noto del giornalismo politico e fondatore del Popolo della Famiglia, si trova ora ai domiciliari. Le accuse, va precisato, sono al momento contestazioni formulate nell’ambito delle indagini preliminari: sarà il procedimento giudiziario a stabilire eventuali responsabilità. Dalla difesa, nelle prime ore successive all’esecuzione della misura, non risultano dichiarazioni pubbliche dettagliate.
La “Scommessa Collettiva” e le denunce dei risparmiatori
Al centro dell’indagine c’è la “Scommessa Collettiva”, un modello che, secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, avrebbe raccolto l’adesione di un numero rilevante di persone. Gli investigatori parlano di clienti attratti dalla figura del promotore, dalla promessa di rendimenti “elevati e garantiti” e dall’idea che dietro le puntate ci fossero strumenti matematici o strategie in grado di ridurre il rischio.
In una nota, la Gdf ha spiegato che i partecipanti sarebbero stati indotti a consegnare “ingenti somme di denaro” per acquistare quote di partecipazione. In molti casi, sempre secondo l’accusa, quelle somme non sarebbero state restituite, oppure sarebbero tornate solo in parte, senza la remunerazione prospettata. È da qui, dalle segnalazioni di chi non ha più rivisto i propri soldi, che gli accertamenti avrebbero preso consistenza.
Il sistema, per come viene descritto dagli inquirenti, non si sarebbe limitato alla dimensione privata tra singoli conoscenti. La promozione sui social network, la raccolta da più soggetti e l’uso di formule assimilabili a un investimento finanziario hanno portato la Procura a contestare anche l’esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio e l’abusivismo finanziario. Un passaggio centrale, questo, perché sposta il caso dal semplice rapporto tra privati a un’ipotesi di attività organizzata e non autorizzata.
I flussi sui conti: raccolti oltre 4,7 milioni di euro
Gli accertamenti patrimoniali sono stati condotti dai militari dell’Aliquota della Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria. Dalla ricostruzione delle movimentazioni bancarie riferite all’ultimo quinquennio, secondo la Gdf, sarebbe emersa una raccolta complessiva di oltre 4,7 milioni di euro sui conti riconducibili all’indagato.
Solo una parte di quelle somme, sostengono gli investigatori, risulterebbe effettivamente collegata ad attività di scommesse sportive. La parte restante, in base alla ricostruzione accusatoria, sarebbe stata destinata ad altri utilizzi: trasferimenti verso terzi, spese personali, acquisti di beni di valore. Nella nota vengono citati, tra gli altri, orologi, lingotti, monete straniere, quadri, imbarcazioni e pagamenti per viaggi.
È in questo quadro che si inserisce anche la contestazione di evasione fiscale, quantificata in circa 400 mila euro. Gli inquirenti ritengono che parte dei proventi non sia stata dichiarata al fisco. Anche su questo punto, come sugli altri capi d’accusa, la verifica passerà dalle prossime fasi del procedimento, con l’esame degli atti, delle movimentazioni e della documentazione acquisita.
Le accuse e i prossimi passaggi dell’inchiesta
Le ipotesi di reato contestate a Mario Adinolfi comprendono dunque truffa, evasione fiscale, abusivismo finanziario ed esercizio abusivo della raccolta del risparmio. La misura degli arresti domiciliari è stata disposta nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma, che ha ritenuto necessari approfondimenti sui flussi di denaro e sulla posizione delle persone che hanno presentato denuncia.
Nei prossimi giorni potranno arrivare i primi passaggi davanti al giudice, a partire dall’interrogatorio di garanzia, durante il quale l’indagato avrà la possibilità di rispondere alle contestazioni o avvalersi della facoltà di non rispondere. Sarà anche l’occasione per la difesa di chiarire la natura della “Scommessa Collettiva”, la destinazione delle somme ricevute e i rapporti con i soggetti che hanno aderito al progetto.
Il caso, per il profilo pubblico di Adinolfi e per le cifre indicate dagli investigatori, è destinato ad avere un impatto anche sul piano politico. Ma al momento il terreno resta quello giudiziario: una raccolta da milioni di euro, decine di posizioni da verificare e una domanda, concreta, che gli inquirenti stanno cercando di chiudere con i documenti bancari in mano. Dove siano finiti, davvero, i soldi versati dai partecipanti alla Scommessa Collettiva.








