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Non solo lefebvriani: i Redentoristi transalpini verso lo strappo con il Papa

Religiosi in abito nero camminano verso una piccola cappella di pietra su una costa rocciosa sotto cielo grigio
Una cappella isolata su una costa battuta dal vento, con alcuni religiosi in cammino, richiama la tensione sulla consacrazione annunciata a Papa Stronsay.

Il 25 luglio, sull’isola di Papa Stronsay, nelle Orcadi scozzesi, i Figli del Santissimo Redentore, comunità tradizionalista nota come Redentoristi Transalpini, prevedono di consacrare vescovo padre Michael Mary senza mandato del Papa, aprendo un nuovo fronte di tensione con il Vaticano dopo il caso dei lefebvriani.

Redentoristi Transalpini, nuova tensione con Roma

La frattura, se confermata nei fatti, arriverebbe a poche settimane dallo scontro tra la Chiesa cattolica e la Fraternità Sacerdotale San Pio X, seguito alla consacrazione di quattro vescovi senza mandato apostolico. In quel caso il provvedimento del Dicastero per la Dottrina della Fede aveva parlato di un gesto «di natura scismatica», con conseguenze canoniche immediate per i vescovi coinvolti.

Ora l’attenzione si sposta nel Nord della Scozia, su una piccola isola delle Orcadi, dove la comunità dei Figli del Santissimo Redentore vive da anni una forma di vita religiosa legata alla liturgia tradizionale e a posizioni molto critiche verso il magistero recente. Non è un gruppo numeroso, ma il segnale pesa. Perché tocca un punto delicato: l’autorità del Papa sulle consacrazioni episcopali.

Ad annunciare il rito è stato il vescovo canadese Pierre Roy, superiore generale, con parole che non lasciano spazio a molte mediazioni. «Consacrerò padre Michael Mary il 25 luglio, se Dio vorrà», ha detto, aggiungendo che la consacrazione avverrà «in assenza di un mandato apostolico». La ragione, secondo Roy, sarebbe che la Sede di Roma è «occupata dai nemici di Dio». Una formula dura, rilanciata negli ambienti tradizionalisti più radicali.

La consacrazione prevista a Papa Stronsay

Il rito dovrebbe svolgersi a Papa Stronsay, isola dove i Redentoristi Transalpini hanno stabilito la loro presenza religiosa. A consacrare padre Michael Mary, secondo quanto annunciato, sarà Pierre Roy; come co-consacranti sono indicati Rodrigo Ribeiro da Silva e Fernando Altamira, figure anch’esse collocate nell’area del tradizionalismo più distante da Roma.

Il nodo canonico è chiaro: nella Chiesa cattolica, una consacrazione episcopale senza mandato del Pontefice è considerata un atto gravissimo. Non riguarda solo la validità del rito, tema complesso sul piano del diritto canonico e della teologia sacramentaria, ma soprattutto la comunione ecclesiale. Senza l’approvazione del Papa, il gesto diventa una sfida diretta all’ordinamento della Chiesa.

La data scelta, il 25 luglio, è già segnata nei calendari interni della comunità. Da Roma, al momento, non risultano comunicazioni pubbliche specifiche sul caso dei Redentoristi Transalpini. Ma nella diocesi competente, quella di Aberdeen, la risposta è arrivata con toni netti, proprio perché la celebrazione dovrebbe avvenire entro i suoi confini geografici.

Il vescovo di Aberdeen avverte i fedeli

Il vescovo di Aberdeen, Hugh Gilbert, ha preso posizione chiarendo che una simile ordinazione sarebbe celebrata «senza mandato papale» da un gruppo di vescovi che nega che papa Leone XIV sia davvero il Papa. Una precisazione istituzionale, ma anche pastorale: il messaggio è rivolto ai fedeli della diocesi, perché — ha spiegato Gilbert — non ci siano equivoci sulla natura dell’evento.

Secondo il vescovo, qualsiasi ordinazione episcopale di questo tipo sarebbe «illegittima» e rappresenterebbe «un grave atto di disobbedienza», tale da separare i partecipanti dalla comunione con la Chiesa cattolica. Parole pesate, pronunciate prima della data fissata, quasi a tracciare una linea oltre la quale il rientro diventerebbe più difficile.

Gilbert ha anche invitato i fedeli a non partecipare alla celebrazione. «Questa azione non è per il bene della Chiesa cattolica, come si afferma falsamente», ha dichiarato. In diocesi, la preoccupazione non riguarda solo l’atto in sé, ma anche il possibile richiamo su gruppi e singoli fedeli sensibili alle posizioni tradizionaliste più rigide. Pochi numeri, forse. Ma un impatto simbolico non trascurabile.

Dalle origini lefebvriane alla rottura possibile

I Figli del Santissimo Redentore nacquero nel 1987 come costola del movimento legato a Marcel Lefebvre, in un contesto segnato dalla contestazione del Concilio Vaticano II, convocato da Giovanni XXIII e concluso da Paolo VI. La comunità, conosciuta anche come Redentoristi Transalpini, ha sempre mantenuto una forte impronta liturgica tradizionale e una lettura critica delle riforme conciliari.

Nel 2008, però, era arrivata la riconciliazione con Benedetto XVI. I Redentoristi erano rientrati nella piena comunione ecclesiale, un passaggio letto allora come un segnale di possibile ricomposizione tra Roma e una parte del mondo tradizionalista. Proprio per questo, l’annuncio di una consacrazione senza mandato papale appare oggi come una rottura di quel percorso. Un ritorno indietro, per molti osservatori.

Il precedente più vicino resta quello dei lefebvriani. Il 2 luglio, con un decreto firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, è stata dichiarata la scomunica latae sententiae per i vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X Alfonso de Galarreta e Bernard Fellay, insieme ai neo-consacrati Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier.

La vicenda dei Redentoristi Transalpini si inserisce dunque in una fase tesa, nella quale Roma si trova a fronteggiare non solo dissensi dottrinali, ma atti concreti di separazione. Se il rito del 25 luglio dovesse svolgersi come annunciato, la risposta canonica potrebbe arrivare rapidamente. E, ancora una volta, il terreno sarebbe quello più sensibile: chi riconosce l’autorità del Papa, e chi no.

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