L’etichettatura a semaforo dell’Unione Europea continua a far discutere: ecco cos’è il Nutri-score, perché è tanto osteggiato e qual è la proposta di Confagricoltura per contrastarlo.

Il Nutri-score è un’etichetta nutrizionale che punta a favorire un modello alimentare virtuoso per i cittadini dei Paesi europei. Almeno in apparenza. Il bollino classifica gli alimenti con cinque colori e altrettante lettere. Si va da A a E (A verde, B verde chiaro, C giallo, D arancione, E rosso) a seconda del contenuto di ingredienti “buoni” (frutta e verdura, fibre e proteine) o “cattivi” (grassi e zuccheri, sodio e calorie). Il “semaforo” e la scelta delle aziende – soprattutto multinazionali – che lo adottano sono tra gli argomenti più dibattuti a livello comunitario. Se ne discute ormai da anni, quando sono arrivate le prime bocciature da parte di Codacons e Coldiretti perché il Nutri-score penalizza il Made in Italy.

Nutri score: Italia vittima sui prodotti alimentari

L’estrema semplificazione di questa classificazione, che non tiene conto delle quantità di cibo consumate e degrada il vero sistema produttivo di qualità, rischia di demolire l’agroalimentare italiano. Il sistema è già in funzione in Belgio, Francia, Germania, Paesi Bassi e Spagna.

In questi Paesi il vino, formaggi come il Grana Padano o il Parmigiano Reggiano e salumi quali la Culatta di Busseto o lo speck Alto Adige sono considerati di serie B. Il motivo? Il Nutri-score applica il proprio parametro su 100 grammi di prodotto e non sulle reali proporzioni consumate. Per fare un esempio: una Coca Cola Zero è considerata più salutare di qualsiasi cibo della tradizione italiana e della dieta mediterranea, bollato come “nocivo per la salute”.

Formaggi e vivi italiani
Formaggi e vini italiani

Un altro caso clamoroso è quello dell’olio EVO, penalizzato per i suoi grassi nonostante le sue numerose proprietà benefiche. In Francia, il Nutri-score lo reputa inferiore all’olio di colza. Queste e altre storture, sottolineate da autorevoli scienziati e nutrizionisti, hanno alimentato la rabbia dei produttori nostrani e di alcuni politici.

Il ministro dell’Agricoltura, Stefano Patuanelli, ha annunciato che l’Italia farà fronte comune con altri stati dell’Unione (Cipro, Grecia, Lettonia, Repubblica Ceca, Romania e Ungheria) contro l’etichettatura a semaforo, definita “inaccettabile per il nostro Paese e le nostre produzioni”.

Giorgia Meloni è stata ancora più dura contro il Nutri-score europeo. “Nutri-score è una follia – ha detto la leader di Fratelli d’Italia al commissario all’Agricoltura, il polacco Janusz Wojciechowski – e ci impegneremo per bloccare questo sistema di etichettatura discriminatorio che non ha basi scientifiche”.

Il Nutri-score – ha aggiunto Meloni – è un modello di proprietà di un’agenzia francese, che penalizza il nostro agroalimentare di qualità e che si va imponendo oggi in diverse nazioni europee con leggi nazionali e con la complicità delle multinazionali della grande distribuzione”.

Nutri score, prodotti italiani “di serie B”

Se il sistema sarà approvato in tutta l’Unione nel 2022, in linea con il “New Green Deal”, i consumatori riceverebbero un’informazione distorta e l’export dei prodotti Made in Italy – pieni di bollini rossi o arancioni – sarebbe fortemente compromesso. Oltre al danno si aggiunge la beffa: nel 2020 della pandemia e della crisi economica che ha colpito tutti i campi, l’agroalimentare è stato l’unico settore che ha visto incrementare le esportazioni dell’1,4% con cifre che vanno oltre i 46 miliardi di euro. Ettore Prandini, il presidente di Coldiretti, si lamenta anche della scarsa trasparenza europea: la riforma non obbliga le imprese, in particolare le multinazionali, a indicare l’origine dei prodotti.

Le multinazionali investono in cibo di laboratorio con gusto simile al prodotto tradizionale che poi cercano di demonizzare – ha dichiarato Prandini a Radio Anch’io. In Europa le multinazionali sono forti ed ecco l’etichetta tipo ‘nuoce alla salute’ che finisce sui nostri vini e carni lavorate”.

Nutrinform Battery: l’alternativa

Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha già proposto un’alternativa al Nutri-score: si chiama Nutrinform Battery, è sviluppata da qualificati istituti di ricerca nazionali (CREA ed ISS) e si basa sul peso di ogni singolo nutriente rispetto al fabbisogno giornaliero. Un sistema più corretto e meno ingannevole, che informa e non condiziona i consumatori.

Il 2022 non è così lontano – dichiara Giansanti in una nota – e dobbiamo cercare di coinvolgere il maggior numero possibile di stakeholder a livello europeo (associazioni di categoria, ambientaliste, di consumatori, istituti di ricerca, rappresentanti della politica e delle istituzioni) per arrivare ad un sistema di etichettatura trasparente, etico e corretto. È una battaglia culturale, ma anche economica”.

Il progetto europeo di riorganizzazione della produzione di cibo si chiama “Farm to Fork”. Confagricoltura ne spiega i nove più clamorosi paradossi in questo cortometraggio.


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