La madre di Marco Vannini e la reporter di guerra sono tra le premiate con il riconoscimento assegnato dalla Onlus Antonio Padovani, il Premio Donna 2022.

Marina Conte, Anna Gaeta, Alessia Natali, Ilaria Mura e Barbara Schiavulli sono le vincitrici del Premio Donna 2022, il riconoscimento organizzato dalla Onlus Antonio Padovani che ogni anno premia cinque testimonianze esemplari di donne che lottano per la giustizia, combattono la violenza di genere e si sforzano di costruire un mondo migliore. La cerimonia di premiazione della quarta edizione si è tenuta a L’Aquila nella cornice di Casale Signorini.

Premio Donna 2022: le cinque premiate

Marina Conte è la madre di Marco Vannini, la donna che per anni si è battuta insieme alla sua famiglia per chiedere giustizia e verità per il figlio, il ventenne ucciso il 17 maggio 2015 da un colpo di pistola sparato da Federico Ciontoli, il padre della sua fidanzata Martina. Anna Gaeta è la vedova di Patrizio Falcone, l’uomo di 42 anni accoltellato a morte il 23 maggio 2020 dal vicino di casa Mauro Severino sotto gli occhi del figlio 15enne Francesco in seguito ad una lite condominiale.

Alessia Natali è la presidente della sezione abruzzese dell’associazione Penelope, la no profit impegnata in Italia nella ricerca delle persone scomparse e che supporta le famiglie con un team di professionisti in ogni fase. Ilaria Mura è la giornalista che ha seguito negli anni i più importanti casi di cronaca nera e da inviata del programma Quarto grado di Rete 4 è finita imputata per i suoi servizi sulla vicenda di Denise Pipitone. È giornalista anche Barbara Schiavulli, corrispondente di guerra che ha raccontato i conflitti in Iraq, Afghanistan, Pakistan e Palestina e oggi dirige Radio Bullets.

Contro i femminicidi e per i diritti delle donne: il focus del Premio Donna 2022

Conte ha ritirato il premio definendosi “una mamma che ha dovuto portare avanti un’estenuante vicenda giudiziaria”. “Mio figlio quella maledetta notte è rimasto agonizzante per 110 minuti in quella casa – ha raccontato la madre di Marco Vannini –. Poteva salvarsi, ma nessuno in quella famiglia ha fatto nulla. Mio figlio ha vissuto nell’amore puro, perché io e mio marito ci amiamo. Era felice di avere una storia con Martina, poi aveva capito che era troppo possessiva. Mia madre un giorno mi disse: ‘Tuo figlio da quella casa non uscirà più’”.

Gaeta ha vissuto un’esperienza simile: il marito è stato ucciso mentre faceva il padre, mentre montava una piscina, davanti a suo figlio. “Mi ha lasciato il suo grande amore, che porto dentro di me come la cosa più preziosa – ha spiegato la donna –. Dopo il delitto mi sono dovuta scontrare con la realtà, con l’obitorio, il funerale e poi il processo. L’assassino di mio marito dopo tre mesi che è stato arrestato lavorava, io sono stata costretta a vivere con 150 euro al mese, con due figli a carico. Se non avessi avuto la casa di mia madre e dei suoceri sarei dovuta andare ad abitare in una tenda. Ma dovessi tornare indietro rifarei tutto quello che ho fatto, perché sono riuscita ad ottenere giustizia”.

Le parole delle vincitrici del Premio Donna 2022

Mura ha dedicato il premio ad Elena Ceste, la madre di quattro figli uccisa nel 2014 dal marito Michele Buoninconti, condannato a 30 anni. “Faccio la cronista di nera da circa trent’anni – ha detto la giornalista – e cerco di farlo in modo autentico, ascoltando le ragioni di tutti. Scrivere di un delitto è capire anche il baratro che lo ha generato, capire come è potuto accadere, e cosa fare perché non si ripeta”.

Natali ha invece sottolineato i numeri del suo lavoro: ogni anno in Italia scompaiono 70.000 persone, in particolare donne. “In Abruzzo sono stati 509 gli scomparsi nel 2021, nonostante il lockdown, e quasi un terzo sono donne – ha spiegato la presidente regionale di Penelope –. Perché scompaiono queste donne? Sono vittime di violenza fisica e psicologica e sono fuggite? Oppure sono state uccise e fatte sparire? Noi siamo al fianco delle famiglie, dandogli tutto il supporto possibile. Abbiamo una squadra compatta, andiamo a cercare le persone di persona, sul territorio, seguendo indizi e segnalazioni”.

Schiavulli ha infine ricordato come “non esistono confini nella sofferenza, tra quella di una mamma di Scampia, o di Torino o di Kabul”. “Proprio a Kabul – ha rivelato la reporter – una donna era rimasta vedova, perché il marito era morto in guerra, e lei, sotto il regime dei talebani, non poteva lavorare. I figli andavano in discarica a prendere la plastica da bruciare nella stufa, perché non avevano più legna. Doveva pagare cinque affitti arretrati, da 25 dollari al mese, e non sapeva cosa dare da mangiare ai figli. Aveva deciso di vendere la figlia più piccola, di due anni. Quella bambina l’ho ‘comprata’ io con i miei soldi e ora la madre, la bimba e gli altri figli sono entrati a far parte di un programma di una onlus. Hanno di che vivere, e i figli vanno a scuola”.

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ultimo aggiornamento: 27-07-2022


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