Nato negli Stati Uniti e già diffuso in Europa, il Revenue Based Financing ora è anche in Italia grazie alla startup milanese che supporta la crescita delle aziende digitali.

Il Revenue Based Financing è uno tra i principali fintech trend del 2022. Modello già ampiamente utilizzato negli Stati Uniti e in Europa, il Revenue Based Financing comincia a diffondersi anche in Italia grazie ad alcune realtà come la milanese Viceversa. Ma di cosa si tratta nello specifico? L’RBF è a tutti gli effetti un finanziamento, ma è completamente diverso rispetto alle consuete modalità come l’angel investment e il venture capital perché fondato sul binomio trasparenza e tecnologia. Chi concede il prestito crede in una crescita etica e sostenibile.

Revenue Based Financing: cos’è e come funziona

Come si desume dal nome stesso, l’RBF è un prestito basato sulle entrate: il finanziatore fa credito alle Pmi e si fa ripagare quando queste raggiungono i primi rientri. Chi finanzia condivide il rischio di impresa del finanziato e lo sostiene nelle sue operazioni. Dopo aver prestato il denaro alle piccole e medie imprese che ne hanno fatto richiesta, il soggetto sovvenzionatore segue passo dopo passo le operazioni del beneficiario. Appena le società fatturano, iniziano a ripagare il prestito.

Solitamente i soldi dell’RBF finanziano campagne di marketing digitale per l’adeguamento tecnologico e l’e-commerce. Se i finanziati non fatturano o sono in pari, il finanziatore può decidere di non chiedere nulla indietro in attesa di tempi migliori. È fondamentale il rapporto di fiducia tra le parti: grazie alla rivoluzione digitale e al digital marketing, è semplice condividere le informazioni sull’andamento degli affari.

Due persone presentano un piano di finanziamento
Il Revenue Based Financing abbraccia la digital transformation

Il creatore dell’RBF, il finanziere statunitense Arthur Fox, definisce questa modalità anche royalty financing. In Italia è stata Viceversa la prima startup ad introdurre questo metodo di finanziamento. La società fondata da Matteo Masserdotti, Pietro Pogliani, Pedro Salvi e Patrick David si è adeguata ad un sistema diffuso nel mondo anglosassone dagli inizi dei Duemila.

Viceversa offre finanziamenti da un minimo di 10.000 euro a un massimo di un milione. I fondi concessi si basano sul fatturato dell’azienda e devono essere destinati esclusivamente a campagne e advertising online per l’e-commerce. Il rimborso del multiplo di investimento avviene tramite una condivisione periodica di una percentuale delle revenues. In questo modo Viceversa diventa un vero e proprio partner operativo della finanziata.

Viceversa, la startup del Revenue Based Financing

A differenza degli investimenti classici in startup – spiega Masserdotti – il modello RBF si basa sull’analisi quantitativa dei dati operativi delle società, e non su valori non facilmente verificabili. Il modello che adottiamo, diversamente dalle opzioni di raccolta di equity o debito, allinea gli interessi perché consente a Viceversa di crescere parallelamente al successo delle aziende in cui investiamo e con le quali condividiamo gioie e dolori”.

Non solo: Viceversa fornisce una piattaforma sulla quale l’impresa finanziata collega i propri account Facebook, Instagram, Google, Shopify, Amazon e PrestaShop alla startup per il monitoraggio delle vendite online. Su questo servizio vengono calcolati i costi di acquisizione per ogni cliente.

I risultati sono eccellenti. L’e-commerce più piccolo sostenuto fattura poco più di 200.000 euro l’anno, quello più grande 12 milioni. In soli cinque mesi dal lancio, Viceversa ha raggiunto un valore del portafoglio totale di 9 milioni di euro. Oggi nella startup milanese lavorano 16 nuovi dipendenti e le aziende finanziate con i prestiti hanno registrato una crescita media annualizzata del 216%.

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ultimo aggiornamento: 27-04-2022


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