La scadenza dello smart working semplificato sta per arrivare. La domanda che molti si pongono è una: cosa succederà dopo?

Con l’esplosione della pandemia da COVID-19, la popolazione italiana ha scoperto, tra le tante cose, lo smart working. Quella che all’inizio è apparsa come una condanna – dover lavorare da casa, soprattutto se si hanno bambini e compagni a cui badare, non è semplice – in un secondo momento si è rivelata la soluzione ideale.

Con la didattica a distanza, infatti, lo smart working è diventato necessario. Adesso, però, qualcosa potrebbe cambiare: la scadenza di questa modalità di lavoro è vicina. Pertanto, la domanda sorge spontanea: cosa succederà dopo?

Lo smart working è in scadenza: cosa succederà?

Il decreto ministeriale del 19 ottobre 2020 in materia di lavoro agile parla chiaro: lo smart working per le Pubbliche Amministrazioni (PA) scade il 31 gennaio 2021, mentre per il settore privato il 31 marzo 2021. Questo significa che, entro le date sopra citate, i lavoratori dovranno tornare in ufficio.

Per quanto riguarda le Pubbliche Amministrazioni, fino al 31 gennaio 2021, sono tenute a garantire ai dipendenti la prosecuzione dello smart working a rotazione, ovvero metà in ufficio e metà a casa. Dall’1 febbraio 2021, in assenza di una nuova normativa nazionale, si torna alla modalità di lavoro classica.

Nel settore privato, invece, la scadenza è prevista il 31 marzo 2021. La data è diversa da quella dei dipendenti pubblici perché è stata stabilita in base alla cessazione dello stato di emergenza sanitaria. Nel decreto Milleproroghe entrato in vigore il 31 dicembre 2020, si legge: “Lo smart working semplificato si può chiedere fino alla data di cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da Covid-19 e, comunque, non oltre il 31 marzo 2021”.

Deroga o non deroga: questo è il dilemma

I lavoratori, sia quelli del settore pubblico che privato, si stanno ponendo una domanda fondamentale: cosa succederà dopo la scadenza dello smart working? La risposta, al momento, è fumosa. Infatti, mentre lo stato di emergenza è stato prorogato fino al 30 aprile 2021, per il lavoro agile non ci sono deroghe.

“È necessario introdurre quanto prima una regolamentazione più chiara e trasparente di questa forma di flessibilità, anche facendo tesoro dell’esperienza maturata durante la pandemia. Bisogna infatti evitare che uno strumento dalle grandi potenzialità venga confuso con il telelavoro e si riduca al lavoro da casa. È invece necessario un cambiamento di mentalità e un’organizzazione produttiva fortemente innovativa per massimizzarne gli effetti”, ha spiegato il Presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro Rosario De Luca al Corriere della Sera.

Al momento, la certezza è una: senza deroghe molte persone dovranno rinunciare a quella che, soprattutto a causa della didattica a distanza, è una grande comodità.

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