Dalla richiesta scritta tramite raccomandata al procedimento legale, ecco come comportarsi in caso di stipendio non pagato da parte dell’azienda.

La lunga estate calda dei lavoratori non riguarda soltanto il blocco dei licenziamenti, lo sfruttamento degli stagionali e l’imminente ritorno dell’austerità. In moltissimi casi il datore di lavoro paga in ritardo o non paga del tutto lo stipendio. Cosa fare in questi casi? Il vademecum per tutelare i propri diritti è piuttosto semplice. Va innanzitutto specificato che non pagare lo stipendio ai propri dipendenti non è un reato penale, ma un illecito civile.

Stipendio non pagato: come procedere

L’inadempimento è una violazione delle obbligazioni contrattuali e come tale viene punito dalla legge. Il datore di lavoro è passibile di denuncia da parte del lavoratore solo quando tiene una condotta fraudolenta o minatoria nei confronti di quest’ultimo.

Si entra nel penale anche quando il datore di lavoro non ha versato le ritenute previdenziali del dipendente all’Inps. In tal caso, il lavoratore può presentare una denuncia all’ente previdenziale o, nelle situazioni più gravi, denunciare il datore di lavoro alle forze dell’ordine o alla Procura della Repubblica.

Il mancato pagamento dello stipendio è una delle cause che consentono al lavoratore di dimettersi per giusta causa, senza obbligo di preavviso, con la possibilità di ottenere l’indennità sostitutiva di preavviso e di richiedere e usufruire, qualora ne avesse i requisiti, della Naspi, l’indennità di disoccupazione.

Un lavoratore con la busta paga
Che strumenti ha il lavoratore in caso di stipendio non pagato?

Passando all’aspetto pratico, ci sono varie possibilità che il lavoratore può sfruttare. Se il ritardo è soltanto di qualche giorno, il consiglio è di pazientare. Qualora il ritardo sia di settimane o mesi, la prima opzione è far pervenire all’azienda o al datore di lavoro una richiesta scritta tramite raccomandata con avviso di ricevimento o Pec. Nella lettera si deve richiedere il pagamento degli stipendi arretrati spettanti, avvertendo che in caso di mancato pagamento si procederà per vie legali. La richiesta si può inviare in autonomia, tramite il sindacato o un avvocato.

Prima di adire le vie legali, il lavoratore può tentare una conciliazione rivolgendosi alla Direzione Territoriale del Lavoro. Dovesse essere raggiunto un accordo, esso varrà come titolo esecutivo. Ma se il datore di lavoro non dovesse pagare il suo debito neanche dopo questo concordato, si avvierebbe un procedimento di esecuzione forzata nei suoi confronti.

Stipendio non pagato: il procedimento legale

Quando la pazienza, la richiesta scritta e il tentativo di conciliazione non bastano, il passo successivo è il procedimento legale. Il lavoratore può ottenere per legge l’emissione di un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, al quale il datore di lavoro può porre opposizione entro 40 giorni. Passato questo termine, in caso di mancato pagamento e mancata opposizione dell’azienda, si procederebbe al pignoramento dei beni.

Se l’azienda dichiarasse fallimento con un attivo insufficiente a soddisfare il credito del dipendente, il lavoratore ha l’opzione del Fondo di Garanzia Inps. Questo strumento garantisce il pagamento del Tfr spettante, delle ultime tre mensilità, inclusi i ratei della tredicesima e di altre eventuali mensilità aggiuntive previste dal contratto collettivo nazionale applicato al rapporto di lavoro.


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