Questa trasformazione, già in atto in realtà come Piacenza, comuni emiliani, trentini, toscani e nelle province sarde, segna un cambio di paradigma nel modo in cui cittadini e imprese pagano il servizio di raccolta rifiuti, con un modello che premia la riduzione e il corretto smaltimento dell’indifferenziato.
La Tari, fino a poco tempo fa calcolata sulla base di parametri fissi quali la superficie dell’immobile o il numero di occupanti, lascia il posto a una tariffa variabile che tiene conto della quantità effettiva di rifiuti indifferenziati prodotti da ciascun utente. Il principio su cui si fonda la tariffa corrispettiva puntuale è quello europeo del “chi inquina paga”: la bolletta diventa maggiormente equa e sostenibile, poiché chi produce meno rifiuti non differenziati paga di meno, mentre chi ne produce di più è chiamato a sostenere costi maggiori.
Non viene misurato il peso complessivo dei rifiuti prodotti, bensì soltanto la frazione indifferenziata, considerata l’indicatore principale dell’impatto ambientale. Tutte le altre tipologie di rifiuti – organico, plastica, vetro, carta – correttamente differenziate non influiscono sulla quota variabile della tariffa.
Come funziona la misurazione e la nuova bolletta
La misurazione della quantità di rifiuto indifferenziato varia a seconda del sistema di raccolta adottato dal Comune. Nei territori con raccolta stradale, i cassonetti sono dotati di sistemi elettronici di riconoscimento dell’utenza tramite tessere o chiavette, che registrano ogni conferimento. Nei Comuni con raccolta porta a porta, invece, si utilizzano bidoncini o sacchi dotati di chip o codici identificativi, contabilizzando ogni esposizione come uno svuotamento.
La nuova bolletta, che inizierà ad arrivare interamente con questo metodo a partire da giugno 2026, sarà composta da tre voci: una quota fissa basata su parametri tradizionali (superficie e numero di occupanti o tipologia di attività per le imprese), una quota variabile base che include un numero minimo di conferimenti annui di indifferenziato, e una quota variabile aggiuntiva che si applica solo se si supera il limite di conferimenti previsti. Questo meccanismo progressivo intende incentivare comportamenti virtuosi e penalizzare chi produce e smaltisce eccessivamente rifiuti indifferenziati.
I gestori offriranno agli utenti portali online e app dedicate per monitorare in tempo reale il numero di conferimenti effettuati e gestire così in modo consapevole la propria produzione di rifiuti.
Agevolazioni e differenze per famiglie e imprese

Il numero minimo di svuotamenti inclusi nella quota base varia in funzione della composizione familiare e del metodo di raccolta. Le famiglie sono suddivise in fasce da un componente fino a sei o più, con un numero crescente di conferimenti inclusi, corrispondenti a bidoncini o sacchi da 30 litri. Particolare attenzione è riservata alle famiglie con pannolini o pannoloni, per le quali sono previsti conferimenti aggiuntivi gratuiti, dato che questi prodotti rientrano nell’indifferenziato.
Per le aziende, il passaggio dalla Tari alla tariffa corrispettiva è particolarmente significativo: il numero minimo di conferimenti è fissato a 24 all’anno, indipendentemente dal volume del contenitore fino a 1.700 litri. Inoltre, poiché la Tcp è considerata un corrispettivo di servizio e non un tributo, il pagamento avviene tramite fattura con applicazione dell’Iva al 10%, consentendo alle imprese di detrarla, un vantaggio fiscale non previsto dal precedente sistema Tari.