A causa della crisi pandemica da più di un anno alcuni tipi di licenziamento sono stati bloccati, ma si avvicina la scadenza del provvedimento.

Ormai da più di un anno nelle aziende italiane sono stati vietati i licenziamenti dei dipendenti. Il provvedimento lo aveva voluto il Governo Conte per porre un argine alla crisi economica conseguente alla pandemia di COVID-19. Con l’ultimo Decreto Sostegni, tuttavia, si è deciso di porre un termine al blocco dei licenziamenti. L’altra importante misura per sostenere le aziende era stata quella della cassa integrazione. Questa ha permesso di risarcire lo stipendio dei dipendenti il cui lavoro in tanti casi non era più necessario.

Com’era facilmente prevedibile, le casse del governo non possono sostenere ancora a lungo il blocco dei licenziamenti. Secondo le stime del Sole 24 Ore, il numero di lavoratori che rischieranno di perdere il posto di lavoro oscilla fra 500mila e un milione.

Quando termina il blocco dei licenziamenti?

Il Decreto Sostegni, per evitare un licenziamento di massa che travolgerebbe il mercato del lavoro, ha stabilito che la scadenza del blocco avvenga a scaglioni. Ci saranno due date di scadenza, quindi, decise in base alle caratteristiche e alla problematicità delle singole imprese/attività.

Licenziamento dipendente con mascherina
Licenziamento dipendente con mascherina

La prima data ufficiale è quella del 30 giugno 2021. A partire dal 1 luglio, pertanto, molti datori di lavoro saranno autorizzati, dopo più di un anno di divieto, a licenziare i propri dipendenti. Le realtà in questione sono soprattutto quelle industriali, che usufruivano della cassa integrazione ordinaria.

La data successiva è stata fissata quattro mesi dopo, il 31 ottobre 2021. Essa riguarderà tutte quelle aziende che non rientravano nella prima casistica. Esse potranno comunque beneficiare della cassa integrazione in deroga e del fondo di integrazione salariale fino all’ultimo giorno dell’anno in corso.

Blocco dei licenziamenti: le eccezioni

Ci sono, ovviamente, dei casi in cui il divieto di licenziamento può subire un’ulteriore proroga. Parliamo, ad esempio, di quei datori di lavoro che per vari motivi non possono disporre della cassa integrazione.

Al contrario, alcuni dipendenti potrebbero perdere il lavoro anche prima delle date designate. Esistono, infatti, tre deroghe al blocco degli atti di recesso datoriali.

  • Nel primo caso resterebbero fuori dal divieto i licenziamenti per cessazione definitiva dell’attività di impresa.
  • La seconda ipotesi riguarda invece le interruzioni dovute al fallimento di intere aziende, o di alcuni settori aziendali.
  • Infine, laddove esistano accordi collettivi nazionali fra imprese e sindacati, i singoli dipendenti potrebbero scegliere di aderire a una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro.

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