Il vino sfuso ha un processo di produzione facile e sostenibile e sta diventando uno dei prodotti prediletti dai consumatori di tutto il mondo.

Quello del vino sfuso è un trend sempre più in crescita, anche e soprattutto durante la pandemia di Coronavirus. Di solito, si immagina il vino sfuso in un contenitore di cartone che si trova sullo scaffale più basso del negozio di alimentari. È correlato al bere poco costoso, a un vino per studenti universitari con un budget limitato e a chi vuole spendere poco. In realtà, il vino sfuso, definito come vino spedito in grandi contenitori e imbottigliato a destinazione, si trova in molti prodotti di consumo. Molti rivenditori riempiono le bottiglie di vetro da 750 millilitri – con su stampato il proprio marchio – per poi venderlo nei propri punti vendita.

I sostenitori del vino sfuso credono che sia il futuro grazie alla sostenibilità del processo, all’ampia gamma di prodotti di consumo a cui può servire e alla facilità di produzione: tutte ottime ragioni per cui l’industria è cresciuta negli ultimi anni.

Vino sfuso, un trend sempre più in crescita

Nel 2020, gli Stati Uniti hanno importato 383 milioni di litri di vino sfuso, con un aumento del 62% nell’ultimo decennio e la produzione statunitense di vino sfuso rappresenta il 65% del vino esportato in volume. Una crescita del consumo del vino sfuso si registra anche in Italia, sia online che offline: negozi e shop in rete, infatti, mettono a disposizione dei propri clienti una vasta gamma di vini sfusi tra i quali scegliere per abbinarli a pranzi e cene.

Vino sfuso
Vino sfuso

Il vino sfuso è una parte enorme del business vinicolo globale”, spiega Cyril Penn di Wine Business Monthly a Vinepair.com. “Il vino sfuso ha molti gusti e gamme di qualità, ma sarà sempre commercialmente accettabile. Non troverai vini che connotano veramente il terroir, ma c’è un oceano di vini là fuori. L’idea di terroir è probabilmente ciò che ha spinto molti nell’industria del vino ad optare per il vino sfuso“.

Il vino sfuso, dunque, funge da fetta significativa del business del vino sul piano globale. Rappresenta il 38% delle esportazioni internazionali del prodotto, secondo la World Bulk Wine Exhibition (WBWE), la principale fiera dedicata al vino sfuso, in un mercato vinicolo globale che vale più di 360 miliardi di dollari.

I vantaggi connessi al prodotto

Uno dei più importanti aspetti legati al prodotto è la sostenibilità. Poiché i consumatori cercano prodotti che tutelino l’ambiente, questa bevanda è difficile da superare. La spedizione in grandi contenitori e l’imbottigliamento a destinazione hanno un’impronta di carbonio molto inferiore rispetto alla spedizione di bottiglie da un paese all’altro.

Guillermo Teschendorff di Luxium Wines SL, fornitore di servizi di vino sfuso con sede a Valencia, in Spagna, afferma che la specializzazione si è evoluta dai tempi del nonno, che ha iniziato a procurarsi vino sfuso spagnolo per l’esportazione, all’inizio del 1900. Teschendorff afferma che oggi alle aziende piace il suo catalogo che spazia dai vini biologici, fino a quelli biodinamici, per poi passare a quelli vegani e persino analcolici.

La Spagna è un luogo strategico per un’azienda come Luxium. Grazie all’utilizzo del paese dei fondi di sviluppo dell’Unione Europea per ristrutturare i suoi vigneti e la capacità produttiva delle cantine, la Spagna è emersa come un attore importante nel settore del vino sfuso. Oggi è il più grande produttore di vino sfuso al mondo, secondo WBWE.


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