In futuro il modello dell’economia circolare potrebbe sostituire quello dell’economia lineare. Perché questa transizione è necessaria?

Negli scorsi mesi l’Unione Europea ha discusso il nuovo piano relativo all’economia circolare, da realizzare entro il 2050. Il Parlamento europeo ha stabilito le strategie per raggiungere gli ambiziosi obiettivi del piano: emissioni di carbonio ridotte a zero, lotta alle sostanze tossiche, economia completamente sostenibile. Le azioni riguardano tanti settori, soprattutto quelli che utilizzano le maggiori quantità di risorse. Gli interventi in questo senso sono più che mai urgenti: in Europa ogni anno vengono prodotti 2 miliardi e mezzo di tonnellate di rifiuti. Soltanto passando dal modello lineare a quello circolare, potremo salvaguardare il futuro del pianeta per le generazioni a venire.

Cosa intendiamo per economia circolare?

La definizione di circular economy, in italiano economia circolare, nasce in opposizione alla classica economia lineare. Essa consiste in una modalità di consumo e produzione fondata sulla logica della sostenibilità e dell’ecologia.

Simbolo del riciclo
Simbolo del riciclo

Con la circular economy i prodotti, invece che usati e scartati come è stato fatto per secoli seguendo lo schema dell’economia lineare, subirebbero un processo circolare capace di allungarne il ciclo di vita. In questo modo scarti e rifiuti risulterebbero enormemente ridotti.

Secondo questo modello, una volta che il prodotto ha esaurito la propria utilità, può andare incontro a diverse possibilità di “riuso”: prestito, ricondizionamento, riparazione, riciclo o riconversione dei materiali di cui era composto. Tutto ciò fa sì che il ciclo di produzione e consumo non si esaurisca subito, ma perduri il più a lungo possibile, continuando a generare valore.

Perché c’è bisogno della transazione all’economia circolare?

La domanda di materie prime continua ad aumentare incessantemente di pari passo con la crescita della popolazione mondiale. Come ben sappiamo, però, le risorse non sono infinite e iniziano a scarseggiare. L’approvvigionamento, d’altra parte, non sempre è facile e crea rapporti spesso molto delicati di interdipendenza fra Paesi.

A tutto ciò si aggiunge la sfida epocale all’emergenza climatica: l’estrazione di materie prime causa gravi danni all’ambiente e il consumo energetico aggrava le emissioni di CO2. Basti pensare che quasi la metà di queste emissioni è dovuta alla produzione dei nostri oggetti di consumo.

Quali sono i benefici del modello di economia circolare?

Con il passaggio a un modello sempre più circolare di economia sarebbero innumerevoli i vantaggi non solo per cittadini e imprese, ma anche e soprattutto per il benessere del nostro pianeta.

Per quanto riguarda i privati e le aziende, la conseguenza più evidente sarebbe il risparmio di miliardi e miliardi di euro. Per non parlare dei benefici legati all’occupazione: a detta delle stime, l’Europa potrebbe ricavare 700mila nuovi posti di lavoro in meno di dieci anni.

I prodotti, poi, non più programmati come oggetti “a scadenza”, ne guadagnerebbero in termini di durata e innovazione. L’ecosistema, inoltre, non subirebbe più la continua pressione del processo lineare di produzione-uso-scarto e si alleggerirebbero esponenzialmente le emissioni di anidride carbonica.

Secondo il CEN (Circular Economy Network), ente nazionale che supporta la transizione economica dal lineare al circolare, l’Italia si è aggiudicata per la terza volta il podio europeo nell’ambito del riciclo e della produzione circolare e sostenibile.


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