Riccardo Piunti, presidente del Conou – Consorzio nazionale oli usati, ha rilanciato oggi, mercoledì 8 luglio 2026, a Italian Waste Economy, il tema della qualità europea nella gestione degli oli minerali usati, spiegando che l’Italia dispone di una filiera avanzata ma rischia di trovarsi esposta, nel mercato unico, a standard non omogenei tra i diversi Paesi.
Oli minerali usati, il modello italiano e il nodo europeo
La filiera italiana degli oli minerali usati è costruita su un sistema di Responsabilità estesa del produttore, il cosiddetto Epr, previsto dalla normativa europea. Ma, ha ricordato Piunti durante il confronto con istituzioni, imprese e operatori del settore, una parte rilevante degli obblighi e degli standard applicati in Italia nasce da norme nazionali e dal lavoro svolto dal Consorzio nazionale oli usati nei suoi 42 anni di attività.
Il punto, secondo il presidente del Conou, è che l’Unione europea ha regolato poco questo comparto specifico. “L’Europa non ha normato molto nel nostro settore”, ha detto Piunti, indicando una possibile criticità nella prospettiva di un mercato sempre più integrato. Se le frontiere economiche si riducono, ha spiegato, gli impianti di rigenerazione nei diversi Paesi potrebbero non garantire lo stesso livello di qualità raggiunto in Italia. E lì il tema diventa concreto: tracciabilità, controlli, resa industriale, tutela ambientale.
Italian Waste Economy 2026, confronto tra istituzioni e imprese
L’intervento è arrivato nel corso dell’edizione 2026 di Italian Waste Economy, appuntamento dedicato alla gestione dei rifiuti e all’economia circolare, con la partecipazione di istituzioni, enti locali, imprese, operatori della filiera e mondo accademico. Al centro del dibattito, dalla mattina, ci sono stati i passaggi più delicati del settore: prevenzione, raccolta, rigenerazione, innovazione tecnologica e sistemi di controllo.
In questo quadro, il caso degli oli usati viene spesso citato come una delle filiere più mature del sistema ambientale italiano. Il modello consortile raccoglie oli lubrificanti esausti provenienti da officine, industrie e attività produttive, avviandoli in larga parte alla rigenerazione. Non è solo una questione di smaltimento, ha lasciato intendere Piunti, ma di recupero di materia prima e di sicurezza ambientale. Un litro disperso male, nei terreni o nelle acque, può avere effetti pesanti.
Accordi con Grecia e Spagna per una filiera mediterranea
Piunti ha poi richiamato il lavoro avviato con altri Paesi europei, in particolare nell’area del Mediterraneo. “Stiamo cercando di entrare in contatto con sistemi virtuosi come il nostro, come quello greco, con cui abbiamo firmato un accordo di cooperazione, e quello spagnolo, che ha un elevato livello di circolarità”, ha spiegato il presidente del Conou davanti alla platea.
L’idea, ha aggiunto, è costruire una posizione comune tra Paesi che condividono esperienze industriali e ambientali simili. Italia, Grecia e Spagna, secondo Piunti, possono portare a Bruxelles una richiesta precisa: alzare il livello europeo della circolarità negli oli minerali usati, evitando che convivano sistemi molto avanzati e filiere meno strutturate. “Crediamo che i Paesi del Sud del Mediterraneo siano il risultato di un’esperienza importante che li accomuna”, ha detto. Una frase tecnica, certo, ma anche politica. Perché sul tavolo non c’è solo la gestione di un rifiuto, bensì la competitività di un’intera catena industriale.
Il dialogo con Bruxelles e la richiesta di standard comuni
Il rapporto con le istituzioni europee, nelle parole di Piunti, resta un passaggio decisivo. “Credo che il rapporto con l’Europa debba essere sempre più forte, intenso e fatto di dialogo”, ha affermato, raccontando di una recente interlocuzione con gli uffici della Commissione europea per rappresentare le esigenze della filiera italiana. Un confronto definito “complesso ma di successo”, perché, ha spiegato, dall’altra parte ha trovato funzionari disponibili ad ascoltare e valutare le richieste.
Il messaggio finale è stato orientato alla cooperazione. Non una rivendicazione isolata, ma la ricerca di regole condivise. “Bisogna lavorare in team con l’Europa e con gli altri Stati per raggiungere soluzioni comuni”, ha concluso Piunti. La sfida, per il Conou e per l’intero comparto, è evitare che la qualità costruita in Italia resti un’eccezione nazionale. Serve una cornice europea più solida, capace di riconoscere chi ha investito nella rigenerazione degli oli usati e di accompagnare gli altri Paesi verso standard più vicini. Solo allora la circolarità potrà diventare davvero una pratica comune, non una somma di modelli separati.








