Ci sono oggetti nel Sistema Solare che non sono mai davvero cambiati da quando i pianeti si sono formati, circa quattro miliardi e mezzo di anni fa. Sono gli asteroidi troiani di Giove, corpi primitivi intrappolati nei punti di Lagrange dell’orbita del pianeta gigante, e la sonda Lucy della NASA è in viaggio verso di loro con un obiettivo ambizioso: leggere, attraverso queste reliquie cosmiche, la storia delle origini del nostro Sistema Solare.
Perché gli asteroidi troiani di Giove sono così importanti
Immaginate una capsula del tempo che non è stata aperta da miliardi di anni. È questa, in sostanza, la natura degli asteroidi troiani di Giove: corpi primitivi che condividono l’orbita del pianeta gigante, raggruppati attorno ai punti di Lagrange L4 e L5, dove le forze gravitazionali di Giove e del Sole si bilanciano e li mantengono in posizioni stabili da ere geologiche.
La loro importanza scientifica è enorme. Questi asteroidi sono considerati fossili del materiale primordiale da cui si sono formati i pianeti del Sistema Solare. A differenza dei pianeti, che hanno subito trasformazioni radicali — fusioni, differenziazioni interne, impatti, erosione — i troiani sono rimasti sostanzialmente inalterati. Studiarli significa, in un certo senso, guardare indietro al momento della formazione planetaria.
Il problema è che finora li abbiamo osservati solo da lontano, con telescopi. Lucy cambia questo scenario in modo radicale.
Una missione da dodici anni nello spazio profondo
Lucy è stata lanciata nell’ottobre 2021 ed è parte del programma Discovery della NASA, concepito per missioni scientifiche specializzate e a costo relativamente contenuto. Il suo piano di volo è tra i più ambiziosi della storia dell’esplorazione spaziale: una odissea di dodici anni che la porterà a visitare complessivamente sette asteroidi troiani di Giove.
Per raggiungere quei bersagli così lontani, la sonda sfrutta tecnologie già collaudate in missioni precedenti: quelle sviluppate per New Horizons, la sonda che ha sorvolato Plutone, e per OSIRIS-REx, che ha visitato l’asteroide Bennu. Non si tratta quindi di un salto nel buio tecnologico, ma di un’evoluzione calibrata su strumenti già provati nel profondo spazio.
La traiettoria prevede un rientro nei pressi della Terra nel 2030, prima di procedere verso il campo troiano L5 di Giove. Un viaggio a tappe, costruito per sfruttare al massimo la gravità terrestre come fionda naturale.
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Il primo incontro ravvicinato: Dinkinesh e la sorpresa di Selam

Prima di arrivare agli asteroidi troiani di Giove veri e propri, Lucy ha già dimostrato il suo valore scientifico. Il 1° novembre 2023, la sonda ha effettuato un sorvolo ravvicinato dell’asteroide Dinkinesh, situato nella fascia principale tra Marte e Giove, a 2,1 unità astronomiche dal Sole.
Quello che sembrava un test operativo si è trasformato in una scoperta inattesa: Dinkinesh non è solo. La sonda ha rilevato la presenza di un piccolo satellite compagno, battezzato Selam, un termine in lingua amarica che significa pace. Un nome scelto con cura, che richiama anche le origini etiopiche del nome della sonda stessa — Lucy, il celebre fossile di ominide scoperto in Etiopia nel 1974.
La scoperta di Selam non era prevista e ha già fornito dati utili sulla dinamica dei piccoli corpi della fascia principale. Se un asteroide relativamente ordinario come Dinkinesh riesce a sorprendere, le aspettative per i troiani — oggetti molto più antichi e meno esplorati — sono comprensibilmente alte.
Cosa ci si aspetta dai troiani: domande ancora aperte
Gli asteroidi troiani di Giove potrebbero contenere informazioni sulla distribuzione originale della materia nel Sistema Solare primordiale, sul ruolo che Giove ha avuto nel plasmare l’architettura planetaria e sulla composizione chimica dei corpi che, aggregandosi, hanno poi dato vita ai pianeti rocciosi — Terra inclusa.
Sono domande fondamentali, e le risposte non arriveranno tutte insieme. Lucy visiterà i suoi sette bersagli in momenti diversi, accumulando dati nel corso di un decennio. Ogni sorvolo è progettato per raccogliere informazioni su composizione superficiale, forma, densità e struttura interna — elementi che, messi insieme, potrebbero ridisegnare la nostra comprensione di come si forma un sistema planetario.
Per chi vuole seguire l’avanzamento della missione in tempo reale, la pagina ufficiale NASA dedicata a Lucy offre aggiornamenti continui sulla posizione della sonda e sui prossimi obiettivi.
Lucy è ancora in viaggio, e le scoperte più attese devono ancora arrivare. Ma il fatto che già il primo sorvolo di prova abbia rivelato un sistema binario sconosciuto dice molto su quanto poco sappiamo di questi corpi antichi — e su quanto c’è ancora da imparare da quegli angoli remoti e silenziosi del Sistema Solare.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








