Si divide in positiva e negativa, è un atteggiamento diffuso in maniera preoccupante tra gli operatori e costa pesantemente alle casse dello Stato: ecco cos’è la medicina difensiva.

Ogni anno in Italia si contano 34.000 denunce per malasanità su oltre 320.000 casi complessivi di malpractice. In questo contesto è emerso il concetto di medicina difensiva, nota anche come medicina dell’osservanza giurisprudenziale. Per medicina difensiva si intende quando un medico pensa alla propria incolumità giudiziaria e ad evitare il rischio di denuncia prima che alla salute del paziente. In sostanza, un dottore o un infermiere ragiona sulle possibili conseguenze legali delle sue azioni piuttosto che sulle necessità del suo assistito.

Medicina difensiva positiva e negativa

La medicina difensiva è di due tipi: positiva e negativa. È positiva (o commissiva) quando il medico eccede nelle prescrizioni per “liberarsi” del paziente; è negativa (o omissiva) quando si sottrae alla responsabilità di effettuare un esame o una diagnosi e di eseguire una cura. L’esempio tipico di medicina difensiva positiva avviene nel caso in cui il professionista sanitario produce una quantità inutile di esami e accertamenti per tenere “buono” l’assistito e proteggere sé stesso. La conseguenze sono il carico di costi per la sanità pubblica e lo stress nei pazienti provocato dall’eccesso di premura.

Va decisamente peggio con i casi di medicina difensiva negativa. Evitando di prendersi la responsabilità per timore di subire conseguenze giudiziarie, il medico non accetta di curare un paziente problematico o si rifiuta di procedere con un intervento ad alto rischio. La situazione limite avviene quando una persona è dimessa in fretta e furia dal pronto soccorso perché nessun operatore vuole assumersi la responsabilità di curarla e muore pochi giorni dopo, anche per cause completamente diverse da quelle del ricovero.

Un medico al computer
La medicina difensiva vale ogni anno 10 miliardi di euro: lo 0,75% del PIL italiano

La maggior parte delle azioni legali per malasanità avvengono nei casi di medicina difensiva omissiva e le conseguenze si ripercuotono sull’intero Sistema Sanitario Nazionale. In media ogni risarcimento per situazioni del genere costa 96.831 euro alle casse pubbliche. Alla medicina difensiva ricorrono soprattutto i medici che si sentono sotto pressione perché lavorano in ambienti dove sono avvenuti danni sanitari e infezioni ospedaliere ed errori prenatali e gestazionali.

Uno dei peggiori effetti della medicina difensiva è la perdita di fiducia del paziente che non riceve le cure, il quale rifiuta sempre di più le visite mediche e le analisi e quindi non ricorre alla giusta prevenzione. I numeri parlano chiaro: la medicina difensiva rappresenta tra l’11% e il 23% di tutte le prestazioni servite in Italia ogni anno e il 70% dei medici ha praticato una strategia di medicina difensiva almeno una volta nell’arco della carriera.

Medicina difensiva, legge Gelli risolve il problema?

Complessivamente, stando alle cifre della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori sanitari, la medicina difensiva incide sui costi del SSN per il 10,5%: una cifra pari a 10 miliardi di euro. Il 53% dei medici dichiara di prescrivere farmaci soltanto per il timore di ricevere una denuncia da parte dei pazienti. La percentuale sale al 71% per gli esami di laboratorio, al 73% per le visite specialistiche e al 76% per gli esami strumentali. Solo nel caso dei ricoveri non necessari la percentuale scende al 50%.

La legge n. 24 dell’8 marzo 2017, meglio nota come legge Gelli-Bianco, è stata approvata proprio per prevenire i casi di medicina difensiva e contrastare questo fenomeno. La norma prevede la responsabilità civile a doppio binario: da un lato alleggerisce la responsabilità del sanitario (a seconda se dipendente o libero professionista) per farlo sentire meno sotto pressione; dall’altro, garantisce una tutela maggiore al paziente con l’istituzione di un fondo per le vittime di malasanità. A più di cinque anni dall’introduzione della legge, tuttavia, sono in molti a ritenere che questa norma non ha ancora risolto il problema della medicina difensiva. Una riforma seria e decisiva del settore dovrebbe ripartire dal concetto che la salute è un diritto e non un costo.

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ultimo aggiornamento: 19-08-2022


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