Un mestiere da riscoprire: i tappi di sughero. Non solo perché è redditizio, ma anche perché può insegnarci il valore della lentezza.

Generalmente non prestiamo molta attenzione ai tappi di sughero. Ci sbrighiamo a toglierlo, per assaporare il liquido che fino a quel momento è stato ben protetto. Eppure, anche questo ‘accessorio’ viene alla luce dopo un lungo processo, per mano di chi conosce bene il mestiere. Non a caso, questa è una delle attività agricole più pagate al mondo. Ecco tutti i dettagli da scoprire!

Tappi di sughero: come si creano

Tolti i sommelier, sono poche le persone che godono della magia che si vive quando si stappa una bottiglia di vino. Nelle peggiori osterie, la frase più ricorrente è ‘il vino sa di tappo’. In questa sede, però, non vogliamo occuparci della bontà del nettare, ma del tappo. Il sughero è uno dei materiali più ecologici esistenti al mondo e le foreste da cui si estrae sono essenziali per il benessere dell’ambiente. La corteccia non serve solo per creare tappi per le bottiglie, ma anche come isolante ed elemento decorativo. Ad oggi, si producono circa 200mila tonnellate di sughero al mondo, di cui 6mila solo in Italia. Il 90% delle foreste di sughere nostrane si trovano nella zona nord della Sardegna. E’ qui che vengono sfornati ogni anno circa 1 miliardo e mezzo di tappi.

Il sughero è largamente utilizzato per svariati motivi: è resistente, leggerissimo, elastico, comprimibile, impermeabile e imputrescibile. Queste qualità, lo rendono un materiale perfetto per diversi settori merceologici. Tralasciando le sue virtù, c’è un dato molto, molto importante che non possiamo sottovalutare e che lo rende ecologico al 100%. Per estrarlo dalla pianta, non si rovina in alcun modo il tronco. Questo significa che la sughera – questo il nome dell’albero – continuerà a crescere indisturbata e a donare ossigeno alla terra.

Affinché ciò avvenga, però, è fondamentale che i lavoratori addetti all’operazione di estrazione – in gergo decortica – siano abili conoscitori del mestiere. Devono, infatti, sapere utilizzare l’ascia e fare incisioni precise, in modo da non intaccare in alcun modo il tronco che si trova sotto lo strato di sughero.

corteccia sughero

Tappi di sughero: un mestiere per riscoprire il valore della lentezza

Per arrivare a ‘maturazione’, la sughera impiega circa 25 anni: il tronco deve avere una circonferenza di almeno 60 centimetri, misurato a ben 130 centimetri di altezza dal suolo. Raggiunto questo traguardo, viene estratto il sughero “vergine”, che può essere impiegato solo per la produzione di oggetti decorativi oppure come isolante nell’edilizia. Dopo questa prima estrazione si aspettano almeno 9 anni prima di procedere alla seconda raccolta, dove si ottiene il sughero “gentile”. Per avere tra le mani il sughero di alta qualità, però, devono passare altri dieci anni. E’ da questa ultima estrazione che si ricava il tappo intero. Da questo momento in poi, la sughera può essere decorticata per altre 15/16 volte per mano dei cosiddetti bucadori. Sono loro ad avere tra le mani uno dei mestieri agricoli più pagati al mondo.

Al termine della raccolta, il sughero viene selezionato e lasciato stagionare all’aperto per almeno sei mesi. In seguito viene fatto bollire un grandi vasche, per poi essere pulito, appiattito e tagliato in lunghe strisce. Queste ultime vengono perforate per ottenere i tappi cilindrici, mentre i residui diventano granulato. Infine, i tappi passano sotto sensori ottici e laser per essere nuovamente selezionati. Un processo lungo, che insegna alla perfezione il valore della lentezza. E’ proprio questa che manca all’epoca che stiamo vivendo.

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ultimo aggiornamento: 04-12-2021


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