Il ministro Cingolani ha detto che le bollette di luce e gas aumenteranno del 40% dal prossimo ottobre: ecco cosa c’è dietro l’incremento d’autunno.

Le politiche green europee stanno portando a prezzi stellari le commodities tradizionali. Lo confermano le dichiarazioni di Roberto Cingolani a Genova durante un convegno organizzato dalla Cgil. “Lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20% – ha detto il Ministro della Transizione Ecologica – e il prossimo trimestre aumenta del 40%. Succede perché il prezzo del gas a livello internazionale aumenta, e perché aumenta anche il prezzo della Co2 prodotta”.

Aumento delle bollette luce e gas: + 40 per cento

È uno shock dei prezzi da far impallidire quello delle crisi degli anni ’70. Il caro-bolletta è il risultato dell’aumento del prezzo del gas e delle politiche verdi imposte dall’Unione europea. Da mesi l’Italia fa segnare record storici del Pun (Prezzo Unico Nazionale), il prezzo di riferimento dell’energia elettrica acquistata alla borsa elettrica. Il picco è arrivato a 174€/MWh.

Dal prossimo primo ottobre, quando verranno aggiornati i prezzi delle forniture di energia elettrica e gas naturale, una famiglia tipo arriverà a pagare la cifra esorbitante di 247 euro su base annua. Secondo il Codacons questi aumenti potrebbero pesare addirittura fino a 1500 euro in più a nucleo familiare.

Quali sono le ragioni di questo rincaro stellare? Innanzitutto, la crescita del prezzo del gas: nell’ultimo anno è passato da 2362 dollari/MmBtu (MmBtu è l’unità di misura del gas sul mercato internazionale, ogni unità equivale a 2930 MWh) a 5215. Il prezzo del gas è cresciuto di pari passo con la rapida ripresa di produzione e consumi dopo le chiusure generalizzate dovute alla pandemia. Ma c’è dell’altro, ovviamente.

Un misuratore di potenza elettrico con un palo ad alta tensione
Cosa c’è dietro la stangata d’autunno di luce e gas

L’energia elettrica è ai massimi storici pure in Germania, dove i prezzi della Co2 sono anch’essi altissimi (48€/T) e stanno salendo insieme a quelli del carbone. Il prezzo salato dell’energia elettrica tedesca influenza i prezzi in tutta Europa, compresa l’Italia. Fin quando il costo della Co2 sarà così alto, l’energia elettrica costerà di più per i cittadini italiani, seppure l’Italia dovesse far meglio della Germania sul fronte delle rinnovabili.

I prezzi della Co2 saranno tanto alti sino a che gli impianti che fissano il prezzo marginale in Germania (oggi quelli a fonte convenzionale) non saranno sostituiti da capacità a fonte rinnovabile. Si stima che ci vorranno come minimo dieci anni per raggiungere questo obiettivo. Fino ad allora, i prezzi saranno alti per tutti. C’è poi il capitolo dei cosiddetti oneri di sistema.

Bollette in aumento: quali sono gli oneri di sistema

La stangata per le bollette di luce e gas deriva in parte dagli oneri in bolletta, inclusi quelli per le emissioni di Co2. Il rincaro per i consumatori viaggia infatti di pari passo con l’aumento dei costi dei diritti per l’emissione di anidride carbonica, pagati dalle aziende energetiche e dalle società energivore attive in Europa per compensare la Co2 che scaricano in atmosfera.

Gli oneri di sistema compongono il 10% della bolletta e sono:

  • la messa in sicurezza del nucleare e le misure di compensazione territoriale;
  • gli incentivi alle fonti rinnovabili e assimilate;
  • la copertura delle agevolazioni tariffarie riconosciute per il settore ferroviario;
  • il sostegno alla ricerca di sistema;
  • la copertura del bonus elettrico;
  • la copertura delle agevolazioni per le imprese a forte consumo di energia;
  • le integrazioni delle imprese elettriche minori;
  • la promozione dell’efficienza energetica.

Gli incentivi alle fonti rinnovabili pesano per 14 miliardi di euro sui 40 miliardi totali che nel 2020 hanno rappresentato il cumulo delle bollette per l’energia elettrica in Italia. Chi paga quindi i costi della transizione ecologica? La risposta è semplice: i consumatori.

Le imprese che emettono anidride carbonica devono acquistare i diritti di emissioni di Co2 sotto forma di certificati, il cui costo, già salatissimo, è destinato a salire man mano che i tetti alle emissioni si abbasseranno. Il piano Fit for 55 della Commissione europea, che punta ad abbattere il 55% delle emissioni entro il 2030, prevede che i consumatori dovranno acquistare i certificati per i loro impianti di riscaldamento e per il trasporto. Un costo che sta diventando sempre più insostenibile.

Luce e gas, aumenti a cascata: cosa fa il governo?

Il consumatore, a fronte di bollette elevate e oneri impropri, paga 80 ciò che con le tasse incluse costa 16 e che industrialmente costa 0,02. E se è vero che il prezzo della materia prima è aumentato, è anche vero che solo il 52% dell’energia elettrica consumata in Italia è prodotta con il gas delle centrali termiche. Il 31% deriva da fonti rinnovabili, il 5% da biomasse e il restante 12% è importato dall’estero, in particolare da Francia e Svizzera.

Nel secondo trimestre del 2021 l’aumento delle tariffe avrebbe dovuto essere del 20% ma è stato contenuto al 9,9% utilizzando 1,2 miliardi del fondo alimentato con la vendita dei diritti ad emettere Co2. Non sarà così nel terzo trimestre.

Il governo – ha assicurato Cingolani – è fortemente impegnato per la mitigazione dei costi delle bollette dovuti a queste congiunture internazionali e per fare in modo che la transizione verso le energie più sostenibili sia rapida e non penalizzi le famiglie”.

Ma cosa può fare l’esecutivo contro quest’aumento mostruoso? Innanzitutto proverà a eliminare gli oneri di sistema caricandoli sulla fiscalità generale, come richiesto dall’Unione europea al governo guidato da Mario Draghi come requisito per l’accesso ai fondi del Next Generation Eu. Tuttavia è evidente che occorre una leva differente per invertire il trend.

Lo spettro è che con il caro-bolletta in arrivo aumenteranno gli insoluti, ci saranno problemi di liquidità e i rating dei debitori peggioreranno. Non solo. Questa transizione ecologica rischia, oltre di non salvare l’Italia dalla catastrofe climatica, di apportare seri danni all’economia di un Paese che è il secondo produttore industriale d’Europa. Serve una strategia centrale chiara – non è un tabù un forte investimento sul nucleare – che definisca dove l’Italia punterà nel suo percorso di transizione.

ultimo aggiornamento: 17-09-2021


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