Teorizzata da Kevin Roose sul New York Times, la Yolo Economy racchiude la sfida post-pandemica: cambiare vita e lavoro perché “si vive una volta sola”.

È un elogio della precarietà sotto forma di mantra la cosiddetta Yolo Economy, la nuova tendenza che si fa strada a colpi di click tra i giovani impelagati nel mondo del lavoro di oggi. A teorizzare questa formula è il giornalista Kevin Roose in un articolo apparso sul New York Times. Yolo è un acronimo che sta per You Only Live Once, ovvero si vive una volta sola. Come cantano gli Strokes.

Yolo Economy: cosa significa per il New York Times

La Yolo Economy – scrive il tech columnist sul Timessta facendo reinventare la vita ai più giovani. La pandemia ha avuto un impatto, anche emotivo, su tutti. Ha alimentato l’ansia per la perdita di persone care e di posti di lavoro. Tutto questo sta spingendo molti Millennials a rivalutare le proprie priorità. Alcuni stanno abbandonando i lavori stabili per avviare nuove attività. Il rischio sembra essere il nuovo mantra, dopo mesi segnati da uno stato di inquietudine ed esaurimento”.

Si vive una volta sola quindi: tanto vale, specie per i giovani, reinventarsi, cambiare vita e lavoro. Nel corso del 2021, a livello globale, più del 40% dei lavoratori sotto i 30 anni spera, vuole o intende lasciare il proprio attuale impiego. Da quando è scoppiata la pandemia, per combattere quello che sempre il New York Times chiama il languishing, la spinta per trasformare la vita personale e professionale è irresistibile. Nel segno di una ritrovata e rinnovata voglia di normalità. Magari tornando ai vecchi mestieri o inventandosene di nuovi.

Analisti di dati al lavoro
“Apro la mia attività”: il tormentone della Yolo Economy

I promotori dei benefici della Yolo Economy – sorvolando su un mondo del lavoro (almeno in Italia) fatto di tempo determinato, stage e assunzioni in prova, part-time e freelance, partite Iva vere e fittizie, precarietà e disoccupazione – ne elogiano la spinta alla volontà di trasformazione.

Yolo vuole dire costruire qualcosa di personale e radicalmente differente, prestando maggiore attenzione alla salute e al benessere psicofisico. Basta con lo stress e la ricerca ossessiva di un contratto a tempo indeterminato, anche perché grazie al Jobs Act si corre il rischio di essere licenziati in qualsiasi momento, a condizioni molto vantaggiose per l’impresa.

Forbes ha intervistato tanti giovani che hanno mollato il posto fisso, da una psicologa veneta che si è reinventata career coach a una assistente sociale che si è trasformata in counselor online. Fino ad arrivare ad una laureata in Scienze della Comunicazione che ha lasciato il negozio di abbigliamento della madre per fare la copywriter in un’agenzia pubblicitaria.

Yolo Economy, cos’è e che rappresenta per i giovani

Secondo numerosi sondaggi, un ragazzo italiano su due sta valutando di cambiare professione o settore. Complici la digitalizzazione e il lavoro sempre più agile, persino molti di quei giovani che hanno lasciato l’Italia per cercare fortuna all’estero stanno rientrando nel paese d’origine.

Una ricerca di Aulab, la coding factory per sviluppatori web, rivela che tra i Millennials e parte della Generazione Z, ossia i nati tra il 1981 e i primi anni del 2000, la maggior parte degli intervistati è disposta a lasciare un lavoro “sicuro” per “inseguire i propri sogni e trasformare la passione per l’informatica e la tecnologia in una nuova carriera”. Nella speranza che i salari, almeno quelli, non siano al limite della sussistenza o da fame.

ultimo aggiornamento: 29-09-2021


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