Il cubo di Rubik è il gioco più venduto di sempre: scopriamo insieme come l’architetto ungherese Ernó Rubik l’ha ideato.

Con 450 milioni di pezzi venduti, il cubo di Rubik si conferma il gioco più diffuso di sempre. Quanti possono dire di non aver mai avuto, almeno per una volta, il cubo colorato tra le mani? Pochi e, forse, solo i ragazzi delle nuove generazioni devono ancora approcciarsi a questo fantastico rompicapo. Scopriamo insieme come l’architetto ungherese Ernó Rubik ha avuto questa sensazionale idea.

La storia del cubo di Rubik: com’è nato?

Le statistiche sostengono che una persona su 7 al mondo ha giocato almeno una volta con il cubo di Rubik. D’altronde, con oltre 450 milioni di pezzi venduti, non poteva che essere così. A ideare il cubo più famoso di sempre è stato l’architetto ungherese Ernó Rubik, che ha dedicato anche un libro alla sua invenzione: Il cubo e io, pubblicato dalla casa editrice Utet.

Tutto ha inizio nel 1974, quando sta per compiere 30 anni. Un giorno come tanti, ha un’idea: assemblare 8 piccoli cubi, facendo sì che gli stessi fossero uniti tra loro, ma anche spostati singolarmente. Nel suo laboratorio, quindi, iniziano a comparire tantissimi cubi.

Cubi di carta, legno, monocromi o multicolori, interi o suddivisi in blocchetti. A differenza di tanti altri colleghi ‘inventori’, però, Rubik non si lascia ossessionare dalla sua opera. Vi si dedica solo nel tempo perso, non mettendo da parte la sua quotidianità, fatta di lavoro, uscite con gli amici e di tutti gli altri passatempi di un classico ragazzo di 30 anni.

La mia stanza era come la tasca di un bambino, piena di biglie e altri tesori: pezzi di carta con scarabocchi e immagini, matite, spago, colla, viti… In teoria era la stanza in cui preparavo le mie lezioni. In realtà, si sarebbe rivelata molto di più“, scrive Ernó nel libro.

Il successo del cubo di Rubik

Appena la sua idea prende forma, però, Ernó pensa bene di brevettarla. Si rivolge ad un avvocato specializzato in Diritto industriale e nel 1976 il cubo viene brevettato con il nome cubo magico. Dopo 6 mesi, il prodotto è messo per la prima volta in commercio e nel 1978 arriva nei negozi ungheresi. A fine 1979 sono 300 mila i pezzi venduti in patria, ma all’estero sembra non ottenere lo stesso successo.

Il cubo viene rifiutato da tutte le principali aziende di giocattoli internazionali, perché ritenuto troppo difficile. Capire lo scopo del gioco richiede meno di un minuto, eppure ci vuole una vita per risolverlo e la cosa viene ritenuta scoraggiante. Senza contare che i rompicapi rappresentano una piccola quota del mercato dei giocattoli“, scrive Rubik.

La svolta arriva quando Ernó incontra Tom Kremer, proprietario di una piccola attività che finanziava lo sviluppo di nuovi giocattoli. L’uomo, cogliendo le potenzialità del cubo di Rubik, convince un’azienda sull’orlo del fallimento, la deal Toy Corporation, a scommettere sul rompicapo dell’architetto ungherese. La collaborazione inizia con l’acquisto di un milione di pezzi da vendere in America. In soli 3 anni i pezzi immessi sul mercato salgono ad oltre 100 milioni e il cubo viene esposto anche al MoMa di New York. In un secondo momento, puntando anche ad un rilancio del prodotto, il rompicapo assume il nome del suo inventore e diventa il cubo di Rubik. Ernó, però, non si ferma qui: inventa altri giochi di questo tipo e crea una fondazione dedicata agli inventori.


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