È scontro al Parlamento europeo sulla riforma delle regole chiesta dalla Commissione sulle fonti di inquinanti atmosferici: perché agricoltori, allevatori e industria della carne protestano.

Il Parlamento ha votato a favore della prima parte di riforma delle regole sulle emissioni industriali. La nuova direttiva punta a portare significativi benefici alla salute dei cittadini e all’ambiente, ma potrebbe impattare in maniera massiccia sul lavoro di settori cruciali come l’agricoltura e l’allevamento. La proposta della Commissione approvata con 563 voti prevede per ora di estendere l’IED alle miniere e alle fabbriche di grandi dimensioni che producono batterie. Il prossimo settore al centro del dibattito sarà proprio l’industria della carne.

Emissioni industriali, bovini paragonati a fabbriche

A Strasburgo si discute sulla possibilità di far rientrare anche gli allevamenti di bovini nelle nuove regole. Il Parlamento, per adesso, non si è espresso a favore dell’estensione, anzi: ha votato con la maggioranza di 367 voti l’esclusione dei bovini e lo stop ad ulteriori oneri per suini e pollame.

È la Commissione a spingere per una soglia di 150 unità di bestiame per quanto riguarda gli allevatori di tutte le tipologie, che siano bovini, suini o pollame. L’attuale norma in vigore copre gli allevamenti di suini con più di 2.000 posti per la produzione (oltre 30 kg) o con più di 750 posti per scrofe, quelli di pollame con più di 4.0000 posti e le aziende agricole con almeno 750 unità di bestiame.

La riduzione a 150 UDB per far calare l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo sarebbe un duro colpo per l’intero comparto. Gli eurodeputati hanno votato anche per aumentare la trasparenza e la partecipazione pubblica in ambito di concessione di licenze e di funzionamento e controllo degli impianti regolamentati.

Bovini in un allevamento
Il Parlamento europeo esclude i bovini (per ora) dalla direttiva sulle emissioni industriali

La possibile inclusione degli allevamenti bovini nella lista degli impianti che producono emissioni industriali e sono fonte di inquinanti atmosferici, è avversata dalle imprese del Made in Italy. Coldiretti definisce la norma europea “ammazza stalle”. L’associazione di categoria denuncia “l’assurdità scientifica di paragonare le stalle alle fabbriche” e ha lanciato una campagna di sensibilizzazione sul tema in Italia e in Europa.

Il presidente Ettore Prandini sottolinea che la proposta della Commissione di ampliare le attività coperte dalla direttiva agli allevamenti di bovini da 150 UDB in su, porterebbe “alla perdita di posti di lavoro con la chiusura di molti allevamenti di dimensioni medio-piccole, minando la sovranità alimentare ed il conseguente aumento della dipendenza dalle importazioni di prodotti animali da Paesi terzi”.

A chi non piace la riforma Ue sulle stalle

Siamo riusciti a fermare un approccio ideologico fondato su dati imprecisi e vecchi – aggiunge Prandini – che avrebbe avuto impatti negativi sull’ambiente con la perdita di biodiversità, paesaggi e spopolamento delle aree rurali. Ora l’esclusione dovrà essere consolidata dopo i negoziati che si apriranno con il Consiglio europeo”.

Non sono da meno nelle proteste Intercarneitalia, Italiazootecnica e Assocarni. “Questo provvedimento normativo – fa sapere Assocarni di Confindustria – è l’anticamera della dismissione dell’allevamento bovino in Europa, settore produttivo che espierà il mancato raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione dei settori energie e trasporti, i veri responsabili degli impatti climalteranti generati dall’uso di combustibili fossili”.

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ultimo aggiornamento: 26-07-2023


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