Si chiama Fenix ed è il progetto portato a termine dagli studenti del Politecnico di Milano per trasformare vecchi cellulari in gioielli.

Il Progetto Horizon 2020 FENIX, di cui il Politecnico di Milano è partner, si è concluso dopo 40 mesi di duro lavoro. L’obiettivo, che ha visto impegnati gli studenti del Dipartimento di Ingegneria gestionale, era sviluppare nuovi modelli di business e strategie industriali in un’ottica di economia circolare. Da vecchi cellulari, quindi, sono nati gioielli degni di nota e, soprattutto, particolari.

Fenix: il progetto per ricavare gioielli da vecchi cellulari

Recuperare oro, argento e platino dagli smartphone in disuso per creare gioielli: questo è quanto, all’apparenza, hanno fatto gli studenti del Politecnico di Milano. In realtà, gli allievi del Dipartimento di Ingegneria gestionale hanno fatto molto, molto di più. Hanno dato vita ad un progetto di economia circolare, che potrebbe essere replicato in tutto il mondo. Finanziato dall’Unione Europea (UE), Horizon 2020 FENIX ha avuto una durata di 40 mesi e ha visto scendere in campo diversi studenti e aziende. Tutti insieme, grazie alle tecnologia d’avanguardia come la stampa in 3D, hanno creato anelli, orecchini, bracciali, pendenti e perfino gemelli per le camicie.

L’auspicio è che, al termine del progetto, i modelli di business di Fenix siano fatti propri da soggetti esterni, capaci di promuovere la creazione di nuove filiere circolari“, ha dichiarato l’ingegner Paolo Rosa del Politecnico di Milano. In effetti, è una speranza che merita attenzione. Basti pensare che degli oltre 44,7 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici nel mondo, soltanto il 20% è stato riciclato.

Non a caso, gli allievi dell’università milanese sono stati citati dal portale europeo Innovation Radar, che segnala i migliori progetti di ricerca innovativa finanziati dall’UE.

Come si trasformano i vecchi cellulari in gioielli

Come hanno fatto gli studenti del politecnico a trasformare i vecchi cellulari in gioielli? Il primo passo è stato dissaldare i componenti elettronici. Per fare questo hanno messo in campo dei robot aiutanti che, grazie a flussi calibrati di aria, hanno sciolto i componenti senza alterarne le caratteristiche chimiche.

Dopo questo primo step, sono entrare in gioco le altre realtà europee della filiera circolare. Il Politecnico di Milano, infatti, ha inviato le schede elettroniche disassemblate all’Università dell’Aquila– Quest’ultima ha avuto il compito di recuperare i materiali puri, come oro, argento, platino, rame e stagno. E’ stato il turno, poi, della MBN Nanomaterialia Spa di Treviso, che ha trasformato i materiali in polveri metalliche e in frammenti adatti alla stampa 3D.

In conclusione, in linea con lo spirito europeo, sono subentrate due aziende greche, I3DU e 3DHUB, che hanno realizzano il prodotto finale, ovvero i gioielli. Il controllo qualità, invece, è stato effettuato dal centro di ricerca Fundaciò CIM di Barcellona.

ultimo aggiornamento: 01-05-2021


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