Il Governo Draghi sta lavorando al fine di attuare una pace fiscale, che andrebbe a coprire 15 anni di tasse non pagate. Ecco cosa c’è da sapere.

Il Governo Draghi sta lavorando per quella che viene definita pace fiscale, una delle iniziative più attese da parte dei cittadini italiani. Se la proposta andrà in porto, potrebbero essere cancellati 15 anni di tasse e debiti non pagati, coprendo un periodo che va dal 2000 al 2015. Un impegno che permetterebbe al paese di ripartire, dopo un anno difficile, dettato dalla pandemia di Coronavirus.

Pace fiscale 2021: cos’è?

La pace fiscale – su cui sta discutendo il Governo Draghi in questi primi mesi del 2021 – prevede un maxi condono di 15 anni che porterebbe a una definitiva cancellazione di alcuni debiti contratti nel quindicennio 2000-2015 con l’Agenzia Entrate e Riscossione.

Pace fiscale
Pace fiscale

Nella pratica, si andrebbero a condonare le cartelle con importo fino a 3000 euro, anche se si sta vagliando anche l’ipotesi di andare a cancellare anche altre tipologie di cartelle, a prescindere dall’ammontare, che potrebbero comprendere debiti dai 5 mila ai 50 mila euro. Nel primo caso, il costo per questa operazione ammonterebbe a 1,6 miliardi di euro, nel secondo caso, invece, lieviterebbe a 3,3 miliardi di euro.

Nel provvedimento potrebbe essere inclusa anche la restituzione automatica delle cartelle esattoriali non incassate dopo un periodo di 5 anni. Ciò significa che l’Agenzia delle Entrate le rispedirebbe all’ente creditore, decretandone – nei fatti – l’inesigibilità.

Condono fiscale: provvedimenti economico-sociali e partite IVA

Il provvedimento farà leva su diversi indennizzi fondamentali per rilanciare l’economia e per ripristinare l’assetto sociale, sfere fortemente destabilizzate a partire da marzo 2020, mese in cui sono iniziate le restrizioni legate all’emergenza sanitaria. Per attuare questa operazione, bisognerà far leva sui 32 miliardi di maggior deficit, sottoposti all’autorizzazione del Parlamento.

Tra le varie misure, ci sono il blocco dei licenziamenti, il rifinanziamento del reddito di cittadinanza (che sarà rimodulato in base a nuovi parametri e requisiti più specifici), NASPI, interventi al trasporto pubblico locale, indispensabile soprattutto nei periodi di chiusura e la proroga della cassa integrazione.

Per quel che concerne le partite IVA, potrebbero essere messi a disposizione contributi a fondo perduti per un totale di 2,7 milioni di liberi professionisti, suddivise in tre fasce di fatturato. Se il fatturato di gennaio e febbraio 2021 è inferiore al 33% rispetto a quello incassato negli stessi mesi del 2019, a quel punto si potrà godere dell’indennizzo.
Dovrebbe essere stabilito il 20% per tutti i soggetti con un ricavo fino a 400 mila euro annui, il 15% per chi arriva a un fatturato di 1 milione di euro su base annua e il 10% per chi arriva alla soglia dei 5 milioni di euro. Si arriva, infine, al 30% per le partite IVA più piccole, che hanno un fatturato al di sotto dei 100 mila euro annui.


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