Il progetto Recycle your boots prevede il riciclo di tutte le componenti degli stivali da sci, che vanno dal metallo alla plastica.

Si possono riciclare gli scarponi da sci e riutilizzarne ogni componente in un’ottica di riciclo completo di questo accessorio fondamentale per andare a sciare? Questo è quanto prevede il progetto Recycle your boots, ideato dal gruppo Tecnica, in collaborazione con l’Università di Padova. Un percorso che va ad innescare un circolo virtuoso che coinvolge produttori, negozianti e consumatori.

Il progetto Recycle your boots

Gli scarponi appositamente pensati per andare a sciare, sono composti da almeno 120 componenti di plastica e metallo che, dopo l’utilizzo, non vengono destinati al riciclo: infatti, diventano rifiuto da discarica per poi essere bruciati, nella maggior parte dei casi.

Scarponi da sci
Scarponi da sci

Tutto ciò cambia, nell’ottica del progetto Recycle your boots, messo in piedi dal gruppo Tecnica e dall’Università di Padova proprio in concomitanza con i Campionati del Mondo di sci alpino del 2021. Lo scopo principale è quello di tenere sotto controllo lo spreco di risorse energetiche nonché quello di ridurre al minimo le emissioni di CO2 e tutelare l’ambiente.

Lo sciatore che intende comprare un nuovo paio di scarponi, può restituire quelli vecchi al fine di sottoporli al processo di riciclo. Un’azione che potrà essere messa in atto esclusivamente recandosi al negozio fisico. Ciò perché, come spiega il presidente di Tecnica Group, Alberto Zanatta, in una intervista rilasciata a GQ Italia: “Vogliamo anche incoraggiare il rapporto con i rivenditori, la cui expertise, per un acquisto tecnico come quello dello scarpone da sci, è fondamentale“. 

In questo modo, viene attuata anche una tutela nei confronti dei commercianti che, soprattutto nel periodo esteso della pandemia di Coronavirus, hanno dovuto fare i conti con i giganti delle vendite online e su una concorrenza spietata che ha messo in ginocchio parecchie attività offline.

Come si riciclano gli scarponi da sci

Una volta sottoposti al processo di riciclo, dagli scarponi sono scorporati tutti i materiali che lo compongono, ossia alluminio, ferro, plastica, ma non solo: anche la stessa scarpa può essere riutilizzata come nuova imbottitura.

L’azienda Fecam, come spiega Stefano Trentin, Business Unit Manager di Blizzard-Tecnica nell’intervista a GQ Italia, “si occuperà di separare le scarpette interne e di smontare ogni scarpone nelle sue singole componenti plastiche e metalliche”.

Fatto ciò, “Tutte le parti verranno quindi inviate ai vicini impianti di Laprima Plastics, un’azienda specializzata che li trasformerà in materie di seconda generazione, come granuli di plastica e pezzi di alluminio, pronti per essere fusi e riutilizzati nella produzione industriale, anche le scarpette“.

Infine, sta all’Università di Padova il compito di ottimizzare il processo di recupero e riciclo, mediante il Centro Studi Qualità Ambiente dell’Ateneo, valutando, principalmente, l’impatto ambientale legato al progetto di smaltimento attuato, al fine anche di comprendere e intervenire – come sottolinea a GQ Italia, il direttore del CESQUA, Alessandro Manzardo, sulle “aree critiche“, nonché a valutare i “vantaggi del progetto” messo in atto.


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