Lo smart working, nel corso pandemia, si è rivelato l’unico modo per poter lavorare: il report con i pro e i contro degli italiani.

La pandemia da COVID-19 è piombata nella nostra vita dall’oggi al domani, portando con sé lo smart working. L’Italia, rispetto a tutti gli altri Paesi, era indietro anni luce in materia di lavoro agile, ma non ha potuto fare altro che adeguarsi. Quali sono i pro e i contro di questo modo di lavorare che hanno sollevato gli italiani? Diamo uno sguardo al report Gli italiani e il lavoro dopo la grande emergenza della Fondazione Studi del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.

Smart working: il report del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro

Quando la pandemia da COVID-19 ha fatto irruzione nella nostra esistenza, la quasi totalità della popolazione non aveva mai sentito parlare di lavoro agile. Poi, con il passare dei mesi, la casa è diventata un ufficio e tutto è apparso più chiaro. A distanza di oltre un anno dal primo approccio degli italiani con lo smart working, vale la pena dare uno sguardo ai pro e i contro emersi dal report del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro. Intitolato Gli italiani e il lavoro dopo la grande emergenza, il rapporto ha evidenziato che il lavoro agevole non è apprezzato da tutti e che c’è anche una differenza tra uomini e donne.

Il report dice che il 16,7% dei dipendenti vorrebbe lavorare in smart working per sempre: addirittura il 10,7% si accontenterebbe di qualsiasi altro impiego pur di svolgerlo a casa. Il 43,3% è disposto ad adeguarsi ad un rientro in azienda, mentre il restante 40% è contento di poter tornare a lavorare in ufficio.

uomo in smart working con gatto
uomo in smart working con gatto

È emerso, ovviamente, che lo smart working è stato recepito in maniera diversa anche in base al luogo di residenza, età, presenza o meno di figli e, dulcis in fundo, l’organizzazione aziendale nei confronti del lavoro agevole.

Pro e contro dello smart working

Tra i pro dello smart working in Italia, il 62,4% degli esaminati ha inserito un maggiore tempo a disposizione per la vita privata; mentre il 71,5% ha segnalato meno spese per spostamenti, vitto e abbigliamento e il 31,6% è riuscito a risparmiare anche su babysitter e colf. Un altro dato non indifferente è quello relativo alle competenze digitali: ben il 53,2% ha confessato che grazie al lavoro agevole hanno migliorato le proprie prestazioni al PC.

Passando ai contro, invece, si nota che il 53,1% lamenta un allungamento dei tempi di lavoro, mentre il 49,7% un indebolimento delle relazioni con i colleghi. Come se non bastasse, il 49,7% sottolinea un sovraccarico di lavoro, con conseguente aumento di stress da prestazione. Inoltre, il 48,3% evidenzia l’insorgenza di problemi fisici legati alle postazioni di lavoro non adatte. Non a caso, il 39,6% ritiene inadeguati anche gli spazi domestici e l’infrastruttura di rete.

Differenze tra uomini e donne

Dato decisamente più allarmante riguarda la disaffezione verso il lavoro, con l’insorgenza di noia e apatia: ben il 39,9% degli esaminati lamenta queste emozioni.

Infine, è interessante sottolineare come sia diversa la posizione di uomini e donne nei riguardi dello smart working. I maschietti tollerano meno delle donne il lavoro agevole, rispettivamente 52,4% e 45,7%, ma ne guadagnano in produttività e concentrazione. Le femminucce, però, evidenziano un allungamento dei tempi di lavoro rispetto agli uomini, 57% contro il 50,5%, e una inadeguatezza degli spazi domestici, 42,1% contro il 37,9%.


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