La Pa torna in presenza dal 15 ottobre, mentre per chi lavora in smart working in azienda non cambia granché, almeno fino al 31 dicembre.

Lo smart working è stato uno dei neologismi pseudoanglicisti più gettonati del 2020. Ormai previsto dalla legge, il lavoro intelligente è diventato la norma per chi richiede innovazione e flessibilità. Ma come cambia tra pubblico e privato? Il quesito si fa urgente soprattutto in epoca post-pandemica, con numerosi lavoratori che stanno rientrando in ufficio in presenza. L’obiettivo primario è allargare il lavoro da remoto conciliando la professione con le responsabilità familiari e il welfare aziendale.

Smart working: pubblica amministrazione torna in presenza

Il ministro Brunetta ha approvato il decreto e dal 15 ottobre la pubblica amministrazione rientra in ufficio. Il Dpcm firmato dal presidente del Consiglio Mario Draghi prevede il ritorno alla cosiddetta “modalità ordinaria”. Chi lavora in presenza deve avere il Green Pass, mentre chi è in smart working no.

Le amministrazioni potranno continuare a concedere la modalità di lavoro agile (anche a tempo indeterminato, ma con possibilità di revoca) e almeno il 15% dei dipendenti potrà avvalersene. Ci sono tre condizioni da rispettare: non pregiudicare l’erogazione dei servizi agli utenti; dotare i lavoratori di strumenti tecnologici che garantiscano la sicurezza delle informazioni; prevedere un piano di smaltimento degli arretrati.

Una donna in smart working
Come cambia lo smart working finita l’emergenza?

L’alternativa rappresentata dallo smart working sarà regolata dall’intesa individuale tra dipendente e amministrazione, così come accadeva prima del Covid. Il protocollo è quello del Pola (Piano organizzativo del lavoro agile) che sarà definito entro il prossimo 31 gennaio 2022.

Al momento dovrebbero essere previsti il diritto alla disconnessione (le fasce sono quelle dell’operatività, della reperibilità e dell’inoperabilità) e una corsia preferenziale per tre categorie: portatori di handicap, caregiver e genitori con figli fino a 3 anni.

Smart working, privati fino al 31 dicembre da remoto

Nel privato, lo smart working è molto più avanti e ha già assunto forme differenti, dal near working al fair working. Allo stato attuale non risultano novità per chi “lavora agile” nel privato, almeno fino alla fine del 2021.

Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha convocato una commissione sul telelavoro per regolamentare la forma ibrida tra lavoro in presenza e da remoto. Alcune imprese, da Bnl a Vodafone, hanno già previsto che anche nella fase post-emergenziale almeno il 60% del personale continuerà a lavorare da casa.

C’è infine l’esperimento di Avenade, azienda di managed services e soluzioni informatiche per imprese. La joint venture tra Accenture e Microsoft Corporation propone la cosiddetta alternative work week: è il dipendente a gestirsi in autonomia le ore di lavoro.

La logica si basa sugli obiettivi e non sul controllo: il lavoratore è libero di scegliere quando e dove lavorare. Dopo un test iniziale che tra l’ottobre del 2020 e il febbraio del 2021 ha coinvolto 250 persone a livello globale, un secondo pilota è stato esteso a tutti i dipendenti e si concluderà in autunno.

ultimo aggiornamento: 01-10-2021


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