La sostenibilità è al centro di buona parte delle giovani imprese della filiera agroalimentare: lo rivela una ricerca dell’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano.

L’industria italiana dell’agroalimentare sta mettendo a punto nuove forme di conservazione degli alimenti all’insegna della sostenibilità per contrastare l’aumento dei costi energetici e la crisi della catena degli approvvigionamenti. Lo rivela un monitoraggio delle start up del settore effettuato dall’Osservatorio Food Sustainability del Politecnico di Milano. Stando ai numeri emersi dalla ricerca, l’Italia è al 23° posto al mondo nella classifica delle start up sostenibili del food: il nostro Paese conta 85 nuove imprese con il 35% green.

Start up italiane agroalimentare al lavoro su sostenibilità

L’analisi del Politecnico di Milano prende in esame un campione di 7.337 aziende nate tra il 2017 e il 2021, tutte parte della filiera agroalimentare estesa. Il 34% di queste imprese, pari a 2.527 start up, persegue uno o più obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. L’obiettivo 2 dell’Agenda dell’ONU è porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile.

Tra i traguardi previsti dall’Agenda, da raggiungere entro il 2030, ci sono raddoppiare la produttività agricola e il reddito dei produttori di cibo su piccola scala, garantire sistemi di produzione alimentare sostenibili, aumentare gli investimenti in infrastrutture rurali, ricerca agricola e formazione e sviluppo tecnologico, mantenere la diversità genetica delle sementi, delle piante coltivate, degli animali da allevamento e domestici e delle specie selvatiche.

Un pesce surgelato
Risparmio energetico nel pesce surgelato? Soluzioni arrivano dalle start up

Dal monitoraggio dell’Osservatorio emerge che in Italia, dove le start up sostenibili sono il 37% del totale, queste giovani imprese hanno raccolto finanziamenti per 16 milioni di dollari, 1,6 a start up. La maggior parte del lavoro si concentra su uno degli aspetti chiave della filiera agroalimentare: la conservazione dei cibi e la catena del freddo, minacciati dall’esplosione dei costi dell’energia.

Non è pensabile innalzare le temperature di conservazione degli alimenti – spiega Giulia Bartezzaghi, la direttrice dell’Osservatorio Food Sustainability – altrimenti verrebbe meno la sicurezza alimentare. Per questo ci stiamo concentrando e promuovendo quelle soluzioni messe a punto da alcune start up italiane che puntano sull’efficientamento energetico della filiera e mettono sotto la lente i passaggi del prodotto da un attore a un altro e nei quali si concentrano le dispersioni di temperatura e gli sprechi energetici”.

Catena del freddo: pesce avrà nuove etichette

Una start up italiana che è riuscita a rendere meno inquinante la catena del freddo è Turboalgor del Gruppo Angelantoni Industrie. Questa realtà perugina applica il turbo delle automobili all’interno dei refrigeratori industriali. Quest’innovazione permette di recuperare parte dell’energia che viene persa nella valvola di laminazione, dove il liquido refrigerante passa da una pressione alta ad una pressione più bassa.

Alcune start up, invece, lavorano sulla conservazione dei prodotti ittici con delle soluzioni saline refrigeranti che consentono di conservare il pesce per un lungo periodo aumentandone la data di scadenza, ma senza ricorrere a infrastrutture che necessitano di energia elettrica. Altre ancora, infine, offrono soluzioni alternative come il packaging e le etichette intelligenti che forniscono in tempo reale un avviso sullo stato di conservazione, il mantenimento corretto alle giuste temperature e il possibile deterioramento dei cibi.

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ultimo aggiornamento: 06-10-2022


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