Shrinkflation è un termine anglosassone composto di “shrink” (restringere) e “inflation” (inflazione): una tecnica che prevede stesso prezzo dei prodotti ma meno quantità.

Da quando sono in profonda difficoltà per il caro bollette e l’esplodere dell’inflazione, i consumatori si ritrovano alle prese con l’ennesimo termine anglofono di cui è necessario capire significato e metodologia: la cosiddetta Shrinkflation. Con questa parola (“shrink” vuole dire ridurre, “inflation” è la comune inflazione) si indica una pratica molto diffusa nel mondo dell’industria: quella di diminuire il quantitativo dei prodotti di largo consumo in modo da camuffarne l’aumento dei prezzi.

Shrinkflation: pasta Barilla inganna i consumatori

La Shrinkflation è più semplice di quel che appare: il costo che si paga per un pacco di pasta o di riso, di carta igienica o di dentifricio è sempre lo stesso ma dentro la confezione le imprese mettono meno prodotto. Per fare un esempio pratico: se prima una confezione da 500 grammi di spaghetti costava 1,50 euro, adesso costa sempre la stessa cifra ma dentro invece di mezzo chilo ci sono 400 grammi.

I casi sono tantissimi. Un utente su Reddit segnala la Barilla: due pacchi di rigatoni, comprati a qualche settimana di distanza allo stesso prezzo, sono apparentemente uguali ma in realtà hanno pesi diversi. Uno 454 grammi, l’altro 410. Nestlé applica la stessa “tecnica” ingannando i clienti: gli snack dei marchi Kitkat, Lion e Smarties hanno il consueto prezzo ma confezioni più piccole, camuffando così l’aumento del 25% dei costi.

Una famiglia fa la spesa al supermercato
Oltre agli aumenti, le famiglie devono fare attenzione anche alla Shrinkflation

Spesso, inoltre, alla diminuzione del quantitativo all’identico prezzo, si associa una nuova confezione o un rinnovamento visivo del marchio in modo da disorientare il consumatore e trasformare un prodotto sconveniente in qualcosa di accattivante. Nelle ultime settimane, Codacons ha deciso di denunciare questo fenomeno presentando un esposto all’Antitrust e in 104 Procure italiane. L’associazione dei consumatori vuole sapere dalle autorità se questo modo “sleale” di operare può costituire “fattispecie penalmente rilevanti, dalla truffa alla pratica commerciale scorretta”.

Un trucchetto – fanno sapere dal Codacons – che consente enormi guadagni alle aziende produttrici ma di fatto svuota i carrelli e le tasche dei consumatori, realizzando una sorta di ‘inflazione occulta’. Tutto ciò avviene sotto lo sguardo inconsapevole del consumatore, il quale nel momento in cui acquista ad esempio una busta di patatine fritte difficilmente si chiede che dimensioni aveva la confezione di quello specifico prodotto uno o due anni fa”.

Shrinkflation: Toblerone è il caso per eccellenza

È emblematico il caso di studio del Toblerone. Qualche anno fa, per fronteggiare l’aumento del costo del cioccolato svizzero, i produttori della barretta (gli statunitensi della Mondelēz) decisero di tagliare il numero di “piramidi” della barretta, allungando gli spazi tra l’una e l’altra per risparmiare sulla materia prima.

Il Codacons cita in merito un’indagine dell’Istat: in Italia nell’ultimo anno i casi di Shrinkflation sono stati 7306. I prodotti più martellati sono pasta, pane, zuccheri, dolci, confetture, caffè, cioccolato, miele, bibite, latte, formaggi, creme e lozioni. Addirittura durante il periodo di Pasqua il peso di alcune colombe è passato da 1 chilo del 2021 a 750 grammi del 2022.

Ridurre il peso – dichiara Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori – è una pratica legittima, a patto che non si inganni il consumatore medio inducendolo in errore rispetto al prezzo effettivamente praticato, falsandone il processo decisionale, invogliandolo in tal modo a fare un acquisto che non avrebbe fatto solo perché ingannato sulla convenienza di quel prodotto, in realtà più caro”. Ai consumatori non resta altro da fare che tenere gli occhi aperti quando fanno la spesa e sperare nell’azione di Procure e Antitrust.

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ultimo aggiornamento: 30-04-2022


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