Da Quota 102 a Opzione donna, ecco cosa cambia nel 2022 con le riforme del governo Draghi inserite nella legge di Bilancio per quanto riguarda la pensione.

La riforma delle pensioni ha animato i dibattiti nella maggioranza fino al pacchetto previdenza approvato dal governo Draghi e inserito nella legge di Bilancio per il 2022. Si torna ufficialmente al balletto delle quote e – nei fatti, anche se guai a dirlo – alla legge Fornero, come evidente dal Dpb (il Documento Programmatico di Bilancio) inviato a Bruxelles. Il “traguardo” della pensione di anzianità resta invariato e rimarrà stabile fino al 2026. Il requisito per la pensione anticipata è di 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e di 41 anni e 10 mesi per le donne.

Andare in pensione nel 2022: le alternative

Sino al 2024 non ci sarà alcun aumento dell’età per avere diritto alla pensione di vecchiaia: per il prossimo triennio la soglia resta ferma a 67 anni sia per gli uomini che per le donne. Le “novità” introdotto dalle legge di Bilancio sono tre: Quota 102, la conferma di Opzione donna e l’allargamento dell’Ape sociale ad una platea più vasta (ma pur sempre limitata) di lavoratori.

Quota 102

Archiviata Quota 100, con cui è stato possibile dal 2019 al 2021 accedere alla pensione con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi, la norma è sostituita con la cosiddetta Quota 102. Ovvero: i contribuenti che vogliono lasciare il mondo del lavoro e accedere alla previdenza anticipata devono rispettare due requisiti:

  • l’età anagrafica pari a 64 anni;
  • un’anzianità contributiva minima di 38 anni.
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Si applicano sempre il divieto di cumulo con attività di lavoro (fatta eccezione per i redditi da lavoro autonomo occasionale nel limite di 5mila euro annui lordi) e la facoltà di usare la contribuzione mista per raggiungere il requisito contributivo di 38 anni, tranne la contribuzione presente nelle Casse professionali. Grazie alla cristallizzazione dei requisiti, può inoltre andare in pensione con Quota 100 chi al 31 dicembre 2021 ne rispettava i requisiti.

Opzione donna

Il canale di uscita anticipata dal mondo del lavoro per lavoratrici dipendenti e autonome è stato prorogato. Può andare in pensione chi ha maturato entro il 31 dicembre 2021 un’anzianità contributiva pari o superiore a 35 anni e un’età pari o superiore a:

  • 58 anni per le lavoratrici dipendenti;
  • 59 anni per le lavoratrici autonome.

L’unica condizione di Opzione donna è il taglio della misura della pensione: chi opta per l’uscita anticipata deve accontentarsi di una rendita calcolata interamente con il decisamente meno favorevole metodo contributivo.

In media è stato stimato che la pensione con Opzione donna è più bassa del 25-35% rispetto alle aspettative. Un’altra beffa che penalizza le lavoratrici nate nel 1962 e nel 1963 è che non è ammesso il cumulo contributivo gratuito ai fini della verifica del requisito contributivo.

Ape sociale

Introdotta dalla legge di stabilità 2017, l’Ape sociale è prorogata anche per il 2022. Il requisito anagrafico resta quello dei 63 anni per chi svolge 15 tipologie (e svariate micro-categorie) di attività gravose, tra cui:

  • operai edili e dell’industria estrattiva;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • ceramisti e conduttori di impianti per la formatura di articoli in ceramica e terracotta;
  • personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza.

L’unica novità è che il requisito dell’anzianità contributiva si abbassa a 32 anni anziché a 36. L’indennità è quindi corrisposta a partire dai 63 anni (e con almeno 32 anni di contributi) fino al raggiungimento dell’età prevista per la pensione di vecchiaia o dei requisiti per la pensione anticipata.

L’importo è pari all’entità della pensione calcolata al momento dell’accesso all’Ape: se la rata pensionistica a quella data è inferiore a 1.500 euro oppure pari a 1.500 euro se il calcolo della pensione risulta pari o superiore a quella soglia. Insomma, l’uscita anticipata è pagata a caro prezzo tanto dalle lavoratrici di Opzione donna quanto dai lavoratori dell’Ape sociale. E questi ultimi restano una minima parte dei lavoratori italiani: appena l’8% del totale.

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ultimo aggiornamento: 05-02-2022


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