Le nazioni hanno promesso di porre fine alla deforestazione, ridurre le emissioni di metano e fermare gli investimenti pubblici nell’energia dal carbone.

Durante il recente vertice delle Nazioni Unite sul clima, svoltosi in quella che è stata ventiseiesima edizione di COP26, si è discusso molto sugli impegni che saranno intrapresi per ridurre le emissioni di gas serra. Gli esperti affermano che la conferenza non è riuscita a raggiungere gli impegni necessari per ridurre le emissioni al fine di onorare l’obiettivo dell’accordo di Parigi sul controllo del riscaldamento globale, ma che – se i governi manterranno fede agli impegni presi durante la COP26 e aumenteranno le proprie ambizioni nei prossimi anni – l’obiettivo potrebbe essere portato a termine: fermare le centrali a carbone entro il 2025.

Stop alle centrali a carbone entro il 2025: i dettagli

Durante 26esima edizione di COP26, conferenza sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite, si sono alternati diversi annunci, da parte dei leader mondiali, i quali hanno promesso di attivarsi per affrontare il cambiamento climatico: in primis, si è discusso dell’eliminazione dei fondi da destinare all’energia del carbone, prevedendo uno stop delle centrali entro il 2025.

centrale elettrica carbone
centrale elettrica carbone

Uno degli argomenti chiave è stato un accordo per ridurre le emissioni di metano, un potente gas serra che è secondo solo all’anidride carbonica in termini di impatto sul clima. Guidato dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea, l’impegno globale sul metano mira a ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030 ed è stato firmato da più di 100 paesi.

Ovviamente, come scienziato diresti: ‘Beh, una riduzione del 50% delle emissioni di metano entro il 2030 sarebbe ancora meglio’, ma è un buon inizio“, afferma Tim Lenton, che dirige il Global Systems Institute presso l’Università di Exeter, nel Regno Unito. “È una leva in più che potrebbe davvero aiutarci a limitare il riscaldamento”. La riduzione delle emissioni di metano – come dimostrato dalla ricerca effettuata in merito – utilizzando le tecnologie già esistenti – potrebbe ridurre fino a 0,5 °C le temperature globali entro il 2100.

Fine della deforestazione

Più di 130 paesi si sono coalizzati al fine di invertire il degrado del suolo e la deforestazione entro il 2030. Brasile, Repubblica Democratica del Congo e Indonesia sono tra i firmatari nonché i paesi che ospitano il 90% delle foreste del globo. Non è il primo impegno siglato in questa direzione: la New York Declaration of Forests , datata 2014, firmata da quasi 200 paesi, governi regionali, aziende, gruppi indigeni e altri soggetti, si pone come obiettivo quello di porre fine – entro il 2030 – alla pratica di deforestazione.

alberi
alberi

C’è anche un impegno di lunga data delle Nazioni Unite per rallentare e – alla fine – invertire la perdita di biodiversità. Ma questo aspetto rimane incompiuto e non esiste un monitoraggio ufficiale. I ricercatori affermano che è improbabile che l’ultimo obiettivo venga raggiunto senza un meccanismo di applicazione.

Infine, un gruppo di paesi ad alto reddito ha impegnato 12 miliardi di dollari in finanziamenti pubblici per la protezione delle foreste tra il 2021 e il 2025, ma non ha specificato come verranno forniti gli stesii. Una dichiarazione del gruppo, che comprende Canada, Stati Uniti, Regno Unito e paesi dell’UE, afferma che i governi “lavoreranno a stretto contatto con il settore privato” per “sfruttare finanziamenti vitali da fonti private per fornire cambiamenti su vasta scala“.

Fonte foto: https://pixabay.com/it/photos/centrale-elettrica-6807566/

Riproduzione riservata © 2022 - LEO

ultimo aggiornamento: 18-12-2021


Il mercato del lavoro richiede competenze “verdi”: ecco tutte le lauree green

Fondi per gli animali e taglio dell’IVA sugli alimenti: le proposte dell’ex ministro Brambilla